Terragni, un «pulcino» diventato già grande

Dice che gli piacciono le ragazze. Ma una oggi, una diversa domani e ancora un'altra dopodomani «perché quelle fisse fanno male a noi golfisti, nel senso che rompono quando tu non ci sei. E io, tra allenamenti e gare, ci sono poco».
Figlio unico di una famiglia milanese, vive (quando c’è, appunto) a Ghiffa (Verbania) perché suo padre Maurizio è notaio a Cannobbio (Verbania) e naturalmente fa gruppo naturale con loro mamma Carla Lucia la quale, casalinga, allorché si misura sul green ha una bella carta da giocare: un handicap 9 contro il 17 del marito. Figuriamoci le scintille...
Ovvio che, parlando di bastoni e di buche, il re di casa è lui, Cristiano Terragni, handicap attuale -3,2, uno dei più promettenti probabili Nazionali, vincitore del trofeo Marazza (che gli è molto caro) al Golf Milano nel 2006 e terzo con la squadra italiana under 18 agli Europei 2007. Ha 17 anni, visto che ne compirà 18 il 2 settembre prossimo. Capelli corti e castani, esprime un'armonia d'impianto fisico particolare: alto 1 metro e 73, pesa 68 chili. Un torello di misure ridotte, riferendoci a quelle di certi suoi amici-colleghi più o meno coetanei, eppure molto incisivo. «Io - spiega - debbo tanto alle mie proporzioni, che mi danno una grande forza di coordinazione e non mi provocano i problemi alla schiena che chi è più alto di me ogni tanto avverte».
Socio del Golf & Sporting Club Verbania, seguito dal maestro Roberto Bolognesi, ha cominciato a giocare «quasi per caso a Sestrière» un po' tardi, rispetto alla media: aveva già 10 anni. Poi, però, ha bruciato le tappe di una scalata che lascia intravedere vette luminose. Ha un modello: Ernie Els «un gigante di mentalità vincente, dotato del più bello swing del mondo». Il suo colpo preferito? «Di precisione sul lungo con ferri e legni». Il drive? «Tiro in media sui 250 metri». Il suo colpo da migliorare? «Gli approcci intorno al green e il putt».
A parte il training specifico, è un ragazzo di palestra attratto dalla corsa. Frequentava il Liceo Classico poi ora lo ritroviamo in IV Geometri. Il salto negli States per un corso universitario e golf? «È una scelta che ho già valutato quando nel dicembre scorso, partecipando con Vigano all'Orange Bowl, dove mi sono piazzato nei Top Ten e così avrò il diritto di concorrere anche nell'edizione 2008, due o tre università americane, con tanto di borse di studio a mia disposizione, mi hanno fatto la proposta di andare da loro. Ne ho parlato con i miei genitori. Ma sono pervenuto alla conclusione che per me è meglio restare in Europa e allenarmi in Italia con il mio maestro. Vedremo che cosa succederà. Però il mio progetto è ben definito: conseguire il diploma di geometra e poi passare al professionismo del golf. Diciamo quando avrò vent'anni».
La sua non è una missione impossibile.