Terremoto azzurro: ecco gli emergenti per il nuovo partito

Bonaiuti assicura che «non ci saranno problemi» per l’attuale classe dirigente. E tuttavia i rampanti di Fi, dalla Carfagna a Lupi, da Fitto alla Ravetto, sembrano guadagnare terreno

da Roma

Un’immagine, a volte, vale più di mille parole. E nell’affollata conferenza stampa di ieri nella quale Silvio Berlusconi ha delineato i tratti distintivi del Popolo della libertà (o del Partito della libertà) risaltava la presenza in prima fila di Mara Carfagna e di Michela Vittoria Brambilla, mentre il coordinatore nazionale di Forza Italia, Sandro Bondi, sedeva due file più dietro. Lo stesso Bondi, grande assente di Piazza San Babila assieme con il suo vice Cicchitto.
La nuova formazione è ancora agli albori, il suo sviluppo è un continuo divenire e la prima «creatura» berlusconiana (Forza Italia) ne sarà uno degli assi portanti, ma la precedente esperienza politica è comunque in fase di superamento. Il portavoce dell’ex premier, Paolo Bonaiuti, ha inteso rassicurare tutti sostenendo che «non ci saranno problemi».
«Qualche problema ci sarà, d’altra parte voi del Pd lo sapete bene - ha detto invece il vicecoordinatore azzurro Fabrizio Cicchitto rivolto a una cronista dell’Unità - ma alla fine Forza Italia farà la sua parte». E un’accorata telefonata di Bondi a Berlusconi ieri mattina così come la riunione tra il coordinatore, Cicchitto e il responsabile della segreteria, Verdini sono indicative del profondo rivolgimento in atto.
Vale la pena, quindi, di ripercorrere la traiettoria recente di Forza Italia per comprendere quali esponenti potranno giocare un ruolo di primo piano nel nuovo Pdl. E sempre da Mara Carfagna si riparte. La giovane parlamentare è stata nominata all’inizio del mese scorso alla guida di Azzurro Donna, la consulta femminile del partito. Un incarico importante ricevuto proprio alla vigilia di un profondo cambiamento. Allo stesso modo, potrebbero vedere ampliate le loro responsabilità la parlamentare Laura Ravetto, componente del pool ristretto che sta dando vita all’Università del pensiero liberale, e l’ex governatore di Nassirya, Barbara Contini, nominata di recente a capo di «Azzurri nel mondo» (l’organizzazione estero di Fi).
Contestualmente vanno soppesate le nomine ai coordinamenti regionali del partito dai quali potrebbero emergere alcuni homines novi. In primo luogo, Francesco Giro, da un anno alla guida del Lazio, e, in secondo luogo, Raffaele Fitto, ex governatore della Puglia e artefice del recupero del centrodestra nella regione meridionale. I due esponenti politici sono quasi l’emblema di un processo di «ringiovanimento» che Berlusconi stava gradatamente portando avanti già da tempo. In quest’ottica va letta la crescente esposizione mediatica di Benedetto Della Vedova, il riformatore liberale sempre pronto a mettere in evidenza i difetti dei provvedimenti economici del centrosinistra. Dal territorio arriva un altro volto nuovo, Michaela Biancofiore, ex coordinatrice del Trentino.
Il quadro si completa con altri due esponenti di primo piano del partito, simboli della linea verde: Maurizio Lupi e Gregorio Fontana. Loro si schermiscono, ma sono già pronti ad affrontare la nuova sfida. «Tutti noi siamo messi in discussione come classe dirigente - dice Lupi, responsabile Enti territoriali - e tutti saremo chiamati a dare il nostro contributo. Ovviamente bisogna aspettare la fine del processo di scioglimento». Diplomatico il responsabile Adesioni, Fontana: «Berlusconi saprà gestire al meglio la transizione. Comunque siamo ancora lontani dagli organigrammi e siamo alieni al manuale Cencelli del Pd».
La sensazione che si coglie, quindi, non è quella dell’azzeramento, ma piuttosto dell’allargamento. Il cambiamento della «ragione sociale» deciso da Berlusconi ha solo accelerato un processo che era in corso da mesi e che quindi nella positiva esperienza di Forza Italia troverà linfa vitale. In questo senso imprescindibile sarà il contributo di Giulio Tremonti, non solo come stratega economico del centrodestra ma soprattutto come trait d’union con la sensibilità leghista.
Senza dubbio la costruzione del Popolo della libertà, il conseguente rifiuto della politica dei «parrucconi» e lo stretto legame con la gente, rafforzato anche da iniziative come i Circoli della libertà di Michela Brambilla e il successo della raccolta firme, impongono una dose di novità. Ma «la grande sfida», conclude Lupi, è «essere al servizio delle persone».