Terremoto devasta l’Indonesia: tremila morti e migliaia di feriti

Violento sisma sull’isola di Giava. La Croce rossa: 200mila senzatetto

Massimo Malpica

da Roma

Almeno tremila morti e duemila feriti in gravi condizioni. Duecentomila, per la Croce rossa, gli sfollati. E il bilancio è destinato a peggiorare. Non c’è pace in Indonesia, dove a un anno e mezzo dal disastro dello tsunami la terra ha tremato ancora. All’alba - erano le 5.54 locali, poco prima dell’una di notte in Italia - sull’isola di Giava una scossa di 6,2 gradi Richter ha colpito la città reale di Yogyakarta, 3 milioni di abitanti, a metà strada tra la costa meridionale e il vulcano Merapi, in attività da due settimane e più «vivace» dopo la scossa di ieri, devastando il centro abitato e la regione circostante.
Spettrale lo spettacolo illuminato dal sole appena sorto: tantissimi gli edifici crollati, soprattutto nei quartieri periferici dell’antica capitale e nei sobborghi vicini, ed è collassata anche la sala d’aspetto dell’aeroporto, a est della città, immediatamente chiuso al traffico, complicando i soccorsi. Migliaia di vittime, 3.002 alle 17 italiane secondo il ministero degli Affari sociali, ospedali danneggiati e letti «di fortuna» allestiti ovunque, nei corridoi ma anche in strada. Terribile il caos delle prime ore, con i feriti trasportati a braccia o a bordo di camion che sono confluiti su Yogyakarta in cerca di aiuti, in gran parte ricevuti in strutture di fortuna dai medici che hanno raccolto l’appello lanciato dalla radio. Sarebbero ancora centinaia le persone intrappolate tra le macerie, anche nelle zone rurali, e le autorità non si sbilanciano sulle stime delle perdite umane e dei danni provocati dal sisma. La protezione civile si è subito messa al lavoro, coadiuvata dall’esercito, su ordine diretto del presidente indonesiano, Susilo Bambang Yudhoyono, mentre in tutto il mondo si è messa in moto la macchina dei soccorsi. Dall’Italia è decollato un primo volo umanitario su input del ministro degli Esteri Massimo D’Alema, ieri in Austria. A bordo generi di prima necessità per aiutare le autorità locali a fronteggiare l’emergenza: tende, coperte, stoviglie, teli di plastica, generatori elettrici, pompe e depuratori per un valore di 155mila euro. Ma l’Italia con il sottosegretario Gianni Vernetti ha già offerto la propria disponibilità per azioni di sostegno alla ricostruzione. Da Bruxelles è arrivato immediatamente il via libera a uno stanziamento di 3 milioni di euro, e il commissario europeo per gli Aiuti umanitari, Louis Michel, che ha già mobilitato il personale Ue presente nel Sud-est asiatico per accelerare gli interventi necessari, si è messo a disposizione della Croce rossa internazionale, già attiva dalle prime ore del mattino sui luoghi del disastro. L’Unicef ha avviato la spedizione di 2mila tende, 9mila incerate, 4mila lanterne, taniche e kit igienici, mentre è già operativa a Yogyakarta anche la Caritas Internationalis, che ha stanziato immediatamente 150mila euro per le prime emergenze.
Gravissimi i problemi anche per le telecomunicazioni, perché il sisma ha interrotto sia le linee telefoniche che i ponti per i cellulari, oltre a tagliare l’elettricità all’intera area. Scene di panico, poi, tra gli abitanti della fascia costiera vicina alla città, che temevano l’arrivo del maremoto e sono fuggiti a migliaia sulle colline, lontano dalla costa. Ma almeno stavolta lo tsunami, che insieme al terrificante terremoto del 26 dicembre 2004 costò la vita a 130mila indonesiani, radendo al suolo l’area di Banda Aceh, a nord di Sumatra, ha risparmiato Giava. Ora, visto che il Merapi ha aumentato le fumate, c’è timore per una possibile, violenta eruzione del vulcano.
A differenza della tragedia di Santo Stefano, pochi turisti sarebbero rimasti coinvolti nel disastro: in serata l’unica vittima straniera accertata era un olandese. Eppure Yogyakarta e i suoi dintorni, specialmente il tempio buddhista di Borobudur (che non avrebbe subito alcun danno), sono un forte richiamo per il turismo. Secondo quanto accertato dalla Farnesina che ha subito attivato l’unità di crisi e dall’ambasciatore italiano in Indonesia, Francesco Maria Greco, non ci sarebbero italiani né tra le vittime né tra i feriti: «Al momento non ci risulta - ha spiegato il diplomatico - la presenza di connazionali a livello di turisti. Una ricerca che abbiamo fatto nei principali alberghi ha dato per fortuna esito negativo». Esiste nell’area anche una piccolissima comunità italiana formata da cinque o sei famiglie, ma in base alle notizie raccolte ieri pare che solo una di queste abbia riportato danni alla propria abitazione. Il ministero degli Esteri, comunque, in una nota ha spiegato che «proseguono gli accertamenti sull’eventuale coinvolgimento di cittadini italiani».
Unanime il cordoglio per il nuovo disastro in Asia. Benedetto XVI dalla Polonia «prega per le vittime» e «incoraggia i soccorritori», e messaggi di condoglianze al governo indonesiano sono stati inviati anche dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal presidente del Consiglio Romano Prodi.