Il terremoto fa tremare il Colosseo

Alessia Marani

da Roma

Un boato. Poi pavimenti, asfalto, terreno e sabbia che oscillano sotto i piedi, le pareti che tremano. Per qualche istante la luce se ne va, i telefoni vanno in tilt. Ore 14 e 2 minuti: a Roma è il terremoto. L’epicentro sul litorale a 5 miglia (circa 15 chilometri) dalla costa, a Ovest al largo di Anzio. Una scossa ondulatoria di magnitudo 4,5 che, secondo gli esperti, si è sviluppata a 30 km di profondità dalla superficie terrestre e che s’è avvertita distintamente fin nel cuore della Capitale, a più di 60 km di distanza. In una zona che i tecnici del settore definiscono «poco nota dal punto di vista sismico», dove l’ultimo analogo «scossone» risale al 22 ottobre del 1919 e in cui non risulterebbero «deformazioni elevate».
Eppure la paura è stata tanta lo stesso. Al punto che in molti hanno deciso di trascorrere la notte in strada, accampati in tende di fortuna oppure chiusi in auto. Mentre decine di persone sono finite in pronto soccorso vittime di attacchi di panico. Una manciata di minuti e dopo le 14 i centralini di 112, 113 e 115 sono subissati dalle chiamate. Un’unità di crisi composta da vigili del fuoco e operatori del Dipartimento della Protezione civile s’incolonna subito alla volta della Città dello Sbarco. «Ero nel mio ufficio con dei collaboratori - racconta Candido De Angelis, sindaco di Anzio -, abbiamo sentito come un’esplosione, poi tutto ha tremato. Devo ammettere che abbiamo avuto paura. Siamo subito corsi fuori nella piazza del Municipio. Comunque dai primi controlli effettuati assieme al personale dei pompieri, dei vigili urbani e dell’ufficio tecnico, non sembra ci siano stati danni a persone, cose o strutture comunali. Siamo, però, in stato di massima allerta». Ma sulla costa è già psicosi. «Stavo seduta su una poltroncina in giardino, appoggiata al muro della casa al mare, a Torvaianica (tra Ostia e Anzio, ndr) - dice Rosina M., 59 anni, dirigente commerciale in pensione -; all’improvviso ho sentito un forte boato, poi le piastrelle del pavimento si sono mosse, la parete alle mie spalle ha vacillato. Ho gridato d’istinto “aiuto, il terremoto”, sono corsa in strada. Così tutti gli altri condomini della palazzina a quattro piani. La corrente elettrica per un po’ è saltata, idem per la linea telefonica. Vede, siamo tutti spaventati, siamo qui a passeggiare sul lungomare perché abbiamo timore a rientrare. Temiamo che arrivino altre scosse d’assestamento».
Cornicioni precipitati, crepe sui muri, scene di panico, invece, a Ostia, la città-quartiere di Roma affacciata sul mare. Trecentomila abitanti, quasi il doppio d’estate, quattrodici chilometri di lungomare dove di notte si concentra la movida estiva: qui il terremoto è stato sentito dappertutto, sulla spiaggia, negli stabilimenti, così come in strada, nei bar, negli appartamenti degli edifici a cinque piani di Levante e di Ponente. «Sono in ferie in Slovenia - racconta Davide Bordoni, presidente del XIII Municipio capitolino - ma mi hanno immediatamente avvertito. Le squadre dei vigili e i tecnici sono al lavoro per verificare i danni. Da una prima ricognizione non sono emersi problemi. Solo tanti cittadini terrorizzati che continuano a telefonare ai numeri d’emergenza per avere istruzioni su come comportarsi in caso di una nuova scossa». Dal primo di agosto, quello di ieri nella provincia capitolina, è stato il più intenso dei 23 terremoti registrati dagli osservatori sismici dello Stivale, seguito solo da quello avvenuto nella Piana del Fucino il 6 agosto scorso, di magnitudo 3,4. Non solo. Immediatamente la Protezione civile ha fugato ogni dubbio a proposito di un pericolo «tsunami», anche se a un quarto d’ora dal sisma qualcuno ha notato onde decisamente più alte. «Si tratta - dicono - di un fenomeno tipico solo di alcune regioni del globo terrestre. La scossa, del resto, è stata superficiale e l’allarmismo è ingiustificato». Non la pensa così Angelo Bonelli, assessore regionale all’Ambiente, che ha chiesto l’installazione di boe sensibili anti-tsunami davanti a Liguria, Toscana, Lazio, Campania, Calabria e Sicilia. «In tal modo - dice - collegando i sensori agli strumenti dei laboratori di sismologia, saremo in grado di avvisare in tempo utile la popolazione di qualsiasi evenienza. Non bisogna lasciare nulla al caso».