Dal terremoto alla famiglia i toni del dolore

Laura Novelli

La fragilità della vita, dei sentimenti, dei legami affettivi e familiari: è questo il filo rosso che sembra cucire insieme alcune importanti prime attese in città per questa settimana.
Reduce dal clamoroso successo ottenuto nei mesi scorsi a Parigi (cinque diversi spettacoli programmati al Théâtre du Rond Point; sala sempre gremita di spettatori e stampa entusiasta), Pippo Delbono torna all’Argentina con Il Silenzio, un lavoro che per molti versi rappresenta il suo manifesto poetico. Nato nell’estate del 2000 per il festival Le Orestiadi, lo spettacolo restituisce un’evocazione visionaria e compassata del terribile terremoto che nel 1968 distrusse Gibellina e il Belice e radica la sua ragion d’essere in un luogo che si fa metafora delle lacerazioni e dei dolori di tutti gli uomini (il debutto avvenne, non a caso, sul Cretto di Burri, enorme distesa di cemento che ricopre i resti dell’antica città, ricostruita qualche chilometro più in là).
La scrittura contemporanea è protagonista anche al Valle, sala dove giovedì debutta Vita natural durante di Manlio Santanelli nella lettura registica di Enrico Maria Lamanna con Marioletta Bideri e Michele La Ginestra per interpreti: complessa storia di una convivenza tra sorella e fratello dove - come spesso capita negli straordinari testi di questo autore napoletano - alle inevitabili venature psicanalitiche (il legame simbiotico tra Antonino e Priscilla si spezza in seguito alla misteriosa scomparsa di lui) si aggiungono toni noir e grotteschi dagli esiti imprevedibili.
Restando in ambito di affetti familiari, si preannuncia come un’operazione molto interessante l’adattamento scenico del romanzo Sorelle di Lidia Ravera che Emanuela Giordano (anche regista) presenta da stasera alla Cometa: due attrici di temperamento quali Lina Sastri e Patrizia Zappa Mulas condividono qui il non facile compito di ricostruire la memoria e il tessuto emotivo (in gran parte autobiografici) di due vite legate da profondo affetto nel tragico momento in cui la maggiore delle sorelle si appresta a lasciare per sempre questo mondo.
E di catastrofe sentimentale ci parla invece Arthur Schnitzler in quel geometrico Girotondo che arriva oggi all’Eliseo nell’apprezzato allestimento di Pietro Carriglio e dello Stabile di Palermo. Pubblicato nel 1900 e portato in scena per la prima volta dal celebre regista austriaco Max Reinhardt nel 1917, il testo è costruito come un raffinato gioco di dialoghi e amplessi che coinvolge personaggi di diverso ceto sociale e che mira essenzialmente a mostrare - sullo sfondo della Vienna decadente di fine secolo - la crisi dell’uomo moderno e la fragilità del suo universo affettivo. La regia di Carriglio (che firma anche le scenografie) coinvolge in una ritmata scansione al metronomo interpreti quali Giulio Brogi, Liliana Paganini, Gian Paolo Poddighe, Giovanna Di Rauso.
L’incertezza del vivere ritorna infine, incisiva più che mai, stasera nel monologo che Caterina Casini (coautrice insieme con Stefania Incagnoli e Camilla Zapponi) ci offre alla Cometa Off nell’ambito della rassegna Let. Se fuori ci fosse il mare il titolo di questa confessione al femminile dove si immagina che Anna sia su una Nave in viaggio verso l’America (vi si reca per accompagnare la cugina a sposarsi) ma dove, in realtà, si allude simbolicamente a un percorso interiore teso, attraverso l’intervento di due figure maschili antitetiche per età (un bambino e un anziano), a porre la protagonista faccia a faccia con la sua stessa esistenza, con le sue continue attese e le sue profonde paure.