Terremoto nel Pd Dopo le primarie il voto fa paura

Battuti dalla sinistra radicale i vertici rimettono il mandato. Il simbolo di Bersani rischia di raccogliere meno di Pisapia. Intanto <a href="/milano/fli_milano_sono_quattro__ma_ci_sono_gia_due_correnti/milano-fli-landi-maiolo-correntilitigi/16-11-2010/articolo-id=487309-page=0-comments=1"><strong>Fli già si spacca</strong></a> e l'<a href="/milano/ludc_non_tirate_albertini_giacca/16-11-2010/articolo-id=487260-page=0-comments=1"><strong>Udc scalda Albertini</strong></a>

Giuliano Pisapia, primo classificato alle primarie del centrosinistra, e Valerio Onida, gradino numero tre del podio, hanno ottimi rapporti personali e politici. Basta questo a fare da spauracchio a un Partito democratico che si interroga sul futuro, dopo la secca sconfitta delle primarie. Il terremoto investe i vertici locali del Pd, che si dicono disponibili a dimettersi. Roberto Cornelli, segretario metropolitano, Francesco La Forgia, segretario cittadino, e il capogruppo in consiglio comunale, Pierfrancesco Majorino parlano di «risultato inequivocabile» e rimettono il mandato «per una serena discussione».
Non sono vere e proprio dimissioni, ma comunque è una formale ammissione di sconfitta. «Non mi dimetto perché voglio sostenere Giuliano Pisapia» spiega Cornelli. Il timore dei piddini è che il dibattito diventi un’interminabile seduta di autocoscienza sulle responsabilità, sullo stile delle fumose assemblea anni Settanta. Filippo Penati, capo della segreteria di Pierluigi Bersani, tenta di tenere in mano la situazione, parla di «un chiarimento entro una settimana» ma la resa dei conti parte prima di tutto per lui. Spara la Velina rossa di Pasquale Laurito: «Non è più possibile, di fronte al responso delle primarie milanesi, non chiedere un atto di umiltà politica con le dimissioni dagli incarichi nazionali e locali per Filippo Penati». L’effetto domino delle dimissioni a catena ormai è stato innescato.
Il Pd rischia di non avere neppure la forza per presentare la propria lista alle comunali. Dopo la batosta della sponsorizzazione fallita di Stefano Boeri, non può permettersi di raccogliere ai seggi (veri) una percentuale inferiore a quella del Comitato Pisapia, che raccoglie i sel di Sinistra Ecologia Libertà, Nuova sinistra unita, Rifondazione e dintorni, e promette di allargarsi ancora. Nel partito non manca chi preferirebbe “nascondersi” nel listone Pisapia nel nome del vecchio niente nemici a sinistra.
Il fianco destro, tra l’altro, è altrettanto scoperto. Valerio Onida, l’ex presidente della Corte costituzionale che si è presentato al voto da solo, con il sostegno di un elettorato di opinione, è andato oltre il 13 per cento e adesso si prepara a presentare una propria lista a sostegno di Pisapia, che raccoglierebbe il voto cattolico. Onida conferma che l’ipotesi resta in campo: «La lista civica riguarda non solo me ma un folto gruppo di persone che hanno creduto nel progetto. Definiremo il da farsi nei prossimi giorni. Ma sono contento di lavorare a fianco di Giuliano Pisapia».
Nel dopo sconfitta, il segretario del Pd Cornelli ha sparato ad alzo zero proprio su di lui, Valerio Onida: «Alcune sparate di giovani settantenni rottamatori non hanno aiutato. Abbiamo assistito a uno stravolgimento delle primarie, trasformatesi in un referendum pro o contro il Pd». Lui non si scompone: «Le chiacchiere del dopo risultato vanne prese cum grano salis. Vedremo i fatti, che sono più importanti».