Terremoto nel Pd, vogliono pensionare i vecchi Renzi: "D'Alema & Co. lascino ai più giovani"

I rottamatori alzano la voce e chiedono che venga applicata la regola di partito che vieta la ricandidatura dopo tre mandati. A partire, appunto, da Baffino. Il sindaco di Firenze: "E' un leader di questo ventennio, ora deve far posto ad altri". E i "giovani" pensano già di pungolare Bersani 

Se solo lo avesse detto qualche anno fa, sarebbe stato per lo meno accusato di regicidio. I tempi, però, sono profondamente cambiati. Anche - e soprattutto - per il Partito democratico. Tanto che il "rottamatore" Mattero Renzi ha deciso di mandare al macero tutto il vecchio establishment del centrosinistra. A partire dall'ex premier Massimo D'Alema. Per lui un'unica parola: pensione. "Io non ho niente di personale con lui, è uno dei leader di questo ventennio, ha avuto grandi responsabilità nel partito e nelle istituzioni - spiega - ma quando una classe politica finisce il proprio compito è giusto che lasci spazio ad altri".

Il fatto è che il sindaco di Firenze non è l'unico a volere un repulisti generale dei vertici di via del Nazareno. Le vecchie mummie? Tutte a casa per fare largo ai giovani. Non solo D'Alema, ma tutti i capelli grigio-bianchi che ad oggi siedono tra i banchi di Montecitorio e Palazzo Madama. A fare eco a Renzi ci pensa un altro rottamatore, Pippo Civati, che vorrebbe dare il ben servito a Anna Finocchiaro, Walter Veltroni e molti altri. Piccola postilla per Pierluigi Bersani e Rosy Bindi, soltanto per il ruolo che ricoprono all'interno del partito. "In Parlamento non vorrei più vedere in lista del gruppo dirigente attuale tutti quelli che hanno fatto tre legislature - spiega Civati alla Zanzara su Radio24 - mi batterò perché tutto questo si faccia ma ho i miei dubbi che ci riesca". La regola nel Pd vuole, infatti, che dopo tre mandati il parlamentare dia spazio ai  più giovani. La regola, mperò, non viene mai rispettata. E i nomi sono sempre gli stessi. "D’Alema rappresenta quella generazione contro la quale noi stiamo lealmente combattendo - spiega Renzi - poi chissà perché i parlamentari si candidano nei comuni e perdono, non prendono neanche il voto dei parenti. Se si candidano in condominio il voto va al loro vicino di pianerottolo".

Mentre la maggioranza fa i conti con la caduta sul Rendiconto e Bersani perde il suo tempo a chiedere - come un disco rotto - le dimissioni di Silvio Berlusconi da Palazzo Chigi, il Partito democratico traballa e rischia uno scossone così forte chepotrebbe fare cadere diverse figure di spicco. D'altra parte è lo stesso Renzi a non voler mettere la mano sul fuoco sulla futura leadership di Bersani: "Il Pd deve fare un giochino particolare che si chiama primarie". E alle primarie, avverte il sindacop di Firenze, possono essere eletti sia Bersani sia Vendola sia una ragazza di trent'anni.

Dalla privatizzazione della Rai alla riorganizzazione del lavoro secondo il modello della flex security di Pietro  Ichino, dalla riforma delle pensioni al dimezzamento dei parlamentari e all'abolizione delle Province. Questo è il menu di Renzi. "Chi sarà lo chef, cioè il candidato? Lo vedremo". Meno certo è, invece, Civati: "Se si dovesse votare nel 2012, la candidatura di Bersani è naturale ed è nello statuto, però non si potrà impedire ad altri di farsi avanti". Anche da lui l'avvertimento è piuttosto sibillino: "Se dovessi scegliere tra Vendola, Bersani, Renzi e la Bindi a questo punto tana libera tutti e farei una candidatura anch'io. Anzi se si riaprono i giochi potrei anche candidarmi, perchè no?". Appunto, tana libera tutti. E Bersani è bello che cotto.