Terremoto su Pedemontana Si dimette l’amministratore

L’ad Asperti: «Troppa invasività politica». In Provincia la Cdl insorge

Giuliano Asperti abbandona Pedemontana. Dimissioni a sorpresa, quelle dell’amministratore delegato della società autostradale. Uscita di scena del manager bergamasco che, dal maggio 2003, guidava la società verso la realizzazione dell’infrastruttura di collegamento delle province di Varese e Bergamo passando a Nord di Milano.
Addio con una lettera dove, Asperti, non solo auspica un «ampliamento del capitale a partners finanziari» insieme alla garanzia di «autonomia e poteri al management» ma anche denuncia l’invasività «della politica nella società».
Due paginette indirizzate alla proprietà, la società Milano Serravalle ovvero la Provincia di Milano che possiede il cento per cento di Pedemontana dopo aver acquisito per 20,4 milioni di euro il cinquanta per cento posseduto da Autostrade per l’Italia. Ma, attenzione, secondo Asperti «il fatto che, forse, ancora sfugge» alla proprietà «è che Pedemontana non solo è tra le più grandi opere pubbliche che si realizzeranno in Europa nei prossimi dieci anni ma è soprattutto la più grande impresa economica che si avvierà nei prossimi anni in Italia dal niente, in project financing e without recourse».
Come dire: «Management e soci, nell’autonomia dei reciproci ruoli, devono definire e condividere insieme strategia e obiettivi dell’impresa. E i soci devono essere molto convinti, sotto questo aspetto l’esperienza di questi quattro anni non è stata sempre esaltante». Nota che, Asperti, declina «in alcuni punti fondamentali per arrivare alla fine della strada, alla realizzazione dell’impresa»: chiarezza nel profilo della governance, autonomia e poteri al management e apertura del capitale a partner finanziari. Condizioni indispensabili perché le risorse di terzi, 2,8 miliardi di euro «si possono reperire solo a condizioni normative certe, libere da condizionamenti politici e garantite da una qualificata, trasparente ed autonoma struttura gestionale».
A raccogliere il grido d’allarme di Asperti è però la Cdl: «Evidente il caos gestionale nelle partecipate di Palazzo Isimbardi, che mette a rischio le nuovi grandi opere infrastrutturali per cui sono state create» afferma Bruno Dapei (Fi) mentre Giovanni De Nicola (An) segnala l’ultimo spreco «480mila euro di bonus perché anche l’ad di Serravalle tolga il disturbo».