Il terreno dell’inceneritore mai nato brucia 700mila euro in due mesi

Il giallo della doppia valutazione di Amiu al Comune e ai privati. Murolo (An) chiede conto a Tursi

(...) di Genova, chiamato a rispondere ad un’interrogazione urgente sul caso. La storia nasce nel ’92. La società Jacorossi, leader nel settore dello smaltimenti rifiuti, e il Comune di Ceranesi formano la società Cerjac (51 % del Comune, 49 dei privati) che acquista il terreno di Scarpino dove dovrebbe sorgere l’inceneritore. Poi entra anche l’Amiu, come socio di minoranza con un 15 per cento. Ma dell’inceneritore non se ne fa nulla. Nessuno decide. E il terreno resta lì.
Tra il febbraio e il maggio del 2007 Amiu si compra le quote dei soci. La società Jacorossi vende il suo 34 per cento e si fa dare 800mila euro. A Ceranesi c’è il commissario prefettizio, le elezioni si sarebbero tenute di lì a pochi giorni, ma il «sostituto sindaco» fa tutto in fretta e accetta l’offerta di Amiu. Vende il 31 per cento delle quote e fa avere alla tesoreria comunale un assegno da 96.774 euro. Che peraltro non viene incassato perché nel bilancio di previsione il commissario non prevede neppure quella voce. Il nuovo sindaco rieletto Omar Calorio blocca tutto, il consiglio comunale è d’accorod con lui. Troppo poco quell’importo, soprattutto se confrontato a quanto pagato da Amiu a Jacorossi. L’800 per cento in più per le stesse quote. L’assegno resta non incassato. Anche perché i pareri dei legali interpellati dal Comune di Ceranesi confermano che ci sono buoni motivi giuridici per invalidare tutto.
Giuseppe Murolo, consigliere comunale di An, sente puzza di bruciato. E firma un’interrogazione urgente a risposta scritta. «Mi pare evidente che dello sperpero di denaro pubblico ci sia stato - attacca -. Resta da vedere da parte di chi. Se è congrua la cifra di 800mila euro data ai provati, vuol dire che il commissario ha fatto un gravissimo danno a Ceranesi. Se bastavano 96mila euro, l’Amiu ha sprecato almeno 700mila euro di soldi nostri». Ci sarebbe da andare dritti dritti in procura. Ma Murolo è disincantato. «Non sono tipo da fare esposti e denunce a caso, per ogni piccola questione - spiega -. Ma nella mia esperienza da consigliere comunale mi sono rivolto due volte alla Corte dei conti, due volte al Tar e una volta ho fatto una denuncia penale in procura. Nessun magistrato si è mai degnato neppure di chiamarmi per dire che i miei atti erano infondati, che avevano verificato e che andava tutto bene. Ma politicamente voglio risposte chiare. Voglio sapere chi ha sprecato soldi».