Un territorio off-limits dove si celebra perfino la festa della «maria»

Forte Prenestino, 22 anni di occupazione. Sette feste del raccolto, e lasciamo al lettore intuire di che cosa. Un territorio off-limits, vero paese di Bengodi per chi non ama troppo la legge. Musica a palla fino a tarda notte, feste, superalcolici, tutto al di fuori delle regole, senza permessi, senza controlli. Senza che nessun’autorità - dal prefetto al questore - sia mai intervenuto a vedere che succedeva o abbia avuto nulla da ridire. Quattro gatti che fumano spinelli dentro non meritano attenzione? Beh, le cose stanno un po’ diversamente. E lo dimostra il fatto che il pusher marocchino abbia scelto proprio i fossati del Forte per dileguarsi. La festa del raccolto, va da sè, riguarda le piante. Al Forte Prenestino da anni sono appassionati di giardinaggio e coltivano con cure amorevoli i frutti dell’orto. Lattuga? Pomodori? A togliere ogni dubbio basta un’occhiata a una locandina del 2004. In bella evidenza il verde delle piante di canapa indiana, sotto la scritta: «VII Festa del raccolto, sagra della marijuana autoprodotta». Per anni in autunno la festa è stata un appuntamento fisso per gli squatter di mezza Italia, pubblicizzata ogni volta alla luce del sole. Ad alimentare la festa spesso paginate intere di pubblicità sui giornali della sinistra radicale. Tutto alla luce del sole. E le denunce di An, le proteste dei residenti? Ignorate dal Comune, dal prefetto, dalla Finanza. Nel 2005, la svolta. Ai cancelli del Forte ogni volta è il caos, gli stessi squatter non ce la fanno più, si spaventano: «L’affluenza numerica è cresciuta molto negli anni, - si legge sul sito - tanto da rendere difficile una gestione tranquilla dell’iniziativa; e poi ci sono da parte di alcuni partecipanti atteggiamenti stupidi, sia all’entrata, sia al momento della distribuzione della “sostanza”. Tutto questo per noi ha poco a che fare con lo spirito della festa, una sagra basata sulla libera condivisione dei frutti del nostro orto, in cui comunicazione e antiproibizionismo si mescolano in allegria».\