TERRONI contro IMBRUTTITI

«Ciutaglione» è una parola sconosciuta anche a molti napoletani: è un termine dialettale, ma della Campania più profonda, della zona di Sala Consilina, in provincia di Salerno, al confine con la Basilicata; si usava soprattutto un tempo per dare amichevolmente dello stupido a qualcuno. Allo stesso modo «giargiana», o in dialetto «giargianes», era l'espressione in cui decenni addietro i milanesi al cento per cento irridevano bonariamente chi arrivava da fuori città.

Modi di dire all'apparenza destinati a una silenziosa e indolore scomparsa, conseguenza di una inesorabile omologazione linguistica. Solo all'apparenza, però, perché non più tardi di un paio di d'anni fa sul palco dello show televisivo per eccellenza, il festival di Sanremo, due tra i protagonisti della serata, l'attore Claudio Santamaria e il conduttore Pierfrancesco Savino si sono affrontati di fronte a milioni di persone proprio a colpi di «ciutaglione». E nel capoluogo lombardo, tra un'apericena e l'altra, nella lingua dei più giovani sono spesso due schieramenti a contrapporsi: gli imbruttiti (chi vive all'interno della «circonvalla», la circonvallazione) e, appunto, i giargiana.

Il bello è che a far rivivere due espressioni «local» per eccellenza è stato il mezzo più «global» che ci sia, Internet: ciutaglione e giargiana sono le parole simbolo di due casi di costume nati sulla Rete: Casa Surace e Il Milanese Imbruttito, fenomeni umoristici e allo stesso tempo attività imprenditoriali cresciute su una comunità di spettatori appassionati. Tra Facebook, Instagram e Youtube hanno milioni di fan che attendono ogni settimana la pubblicazione dei loro video, così come altri collettivi dello humor via web, pionieri come i The Yackal o i The Show. Tutti hanno numeri e spettatori da canali televisivi. Le loro storie o i loro percorsi sono la dimostrazione di come la Rete abbia cambiato anche i percorsi della comicità.

NONNE DI CULTO

Napoli, zona Salvator Rosa. Un gruppo di studenti fuori sede che condividono un appartamento in affitto diventa la maledizione dei vicini di casa: feste, scherzi, musica a ogni ora. Un giorno arrivano anche i Carabinieri, chiamati da un coinquilino esasperato. «Da lì siamo partiti: della nostra voglia di divertirci abbiamo fatto una professione», spiega Simone Petrella, uno del gruppo originario. I ragazzi, oggi poco più che trentenni, iniziano a girare qualche video artigianale. C'è Petrella, appunto, studente di lettere, e il suo compagno di facoltà Alessio Strazzullo; Andrea Di Maria che adesso fa l'attore (ha un ruolo importante in Gomorra), ma che allora era indeciso tra economia e scuola di teatro; Daniele Pugliese avviato verso la laurea in ingegneria. Un po' alla volta scenette e video realizzati diventano sempre più professionali. Nel 2015 nasce «Casa Surace». Arrivano attori come Antonella Morea (è stata la mamma nel musical teatrale della Disney ispirato a Mary Poppins) e fanno la loro comparsa personaggi di culto come la «nonna», alias Rosetta Rinaldi, 86 anni, che esordisce perché è la nonna (vera) del direttore di produzione.

All'inizio il fulcro della vera e propria sitcom a puntate pubblicata sulla Rete sono le differenze tra Nord e Sud viste da due studenti fuori sede, Pasqui (interpretato da Bruno Galasso, il meridionale) e Ricky (Riccardo Betteghella, il settentrionale, a dir la verità finto visto che è di Napoli anche lui). Le differenze tra nordici e «terroni», termine rivendicato e utilizzato con orgoglio, diventano occasione di scherzo e risate. «Adesso ci stiamo concentrando sempre di più sui tic e le abitudini della famiglia allargata meridionale», dice Petrella. I centri di produzione sono Napoli e Sala Consilina, di cui alcuni nel gruppo di partenza sono originari e dove molti dei video sono girati. «È la nostra piccola Hollywood», aggiunge Petrella ridendo.

Quanto alle fonti di reddito, i soldi che arrivano da Youtube per le inserzioni pubblicitarie prima e dopo i video, sono ben poca cosa. La parola magica è «branded content». Il prodotto da pubblicizzare non fa più una semplice comparsa nel video, ma diventa il fulcro della sceneggiatura. Così Casa Surace si è fatta una base anche a Milano, capitale italiana dell'advertising. «Si ricorda i comici tradizionali, tipo il Trio Lopez, Marchesini e Solenghi?», chiede Luca Persichetti, che di Casa Surace è il marketing manager. «Se si vuole avere successo creatività e comicità devono essere le stesse, ma tutto ormai è proiettato verso il Terzo Millennio». Senza dimenticare gli strumenti più tradizionali visto che Casa Surace è diventata anche un libro («Quest'anno non scendo»), pubblicato da Sperling & Kupfer.

VIVA LE PARODIE

Multimediale è anche The Jackal, un altro dei collettivi cresciuti a Internet e umorismo. In questo caso i media alternativi alla rete sono soprattutto cinema e tv. Il gruppo ha già esordito sul grande schermo con una pellicola «Addio fottuti musi verdi», prodotta da due pesi massimi del settore, Cattleya e Rai Cinema, e che racconta di un disoccupato che trova lavoro solo grazie agli alieni. La storia dei The Jackal è parallela (e per molti versi anticipa) quella di casa Surace: un gruppo di amici napoletani, in alcuni casi in classe insieme sin dalle scuole elementari, che iniziano a «girare» per divertimento. I volti più noti del collettivo sono Francesco Capaldo, detto Francesco Ebbasta, regista di quasi tutte le produzioni, Ciro Capriello (in arte Ciro Priello), attore e direttore del casting, Simone Ruzzo e Gianluca Fru. La loro specialità sono le parodie di spettacoli televisivi, prima tra tutte la serie Gomorra. Sono stati loro, in uno dei video che hanno raggiunto la maggior popolarità sulla Rete, a «uccidere» i giudici di Masterchef, con lo slogan: «Ogni volta che cucini male, uno chef muore». Nel caso dei The Jackal l'evoluzione professionale è culminata con il loro approdo, come società di produzione nel gruppo Ciopeople, uno dei più interessanti esempi di imprenditoria internettiana, che edita tra l'altro il sito di informazione Fanpage, tra i primi in Italia per visualizzazioni.

IL BUSINESS È DI CASA

Se i Ciaopeople Studios, la casa dei The Jackal, ha base a Napoli, l'altro polo della comicità internettiana è a Milano. E nel capoluogo lombardo ha per definizione inizio la storia del Milanese Imbruttito. Con una particolarità: nessuno tra i papà dell'imbruttito meneghino è di Milano. Marco De Crescenzio, oggi 29 anni, è pugliese di Taranto, Tommaso Pozza, classe 1987 di Padova, Federico Marisio, il meno «arioso» tra i tre, anche lui 32 anni, di Varese. Uno scrive testi, un secondo è tecnico del suono, l'altro ancora social media manager. Nel 2013 i tre, che collaborano a uno studio di registrazione, si ritrovano insieme a scherzare sui tic del «bauscia» milanese. Creano una pagina di Facebook con la prima battuta: «Il milanese non ha amici ma contatti». È un gioco per divertirsi in compagnia, ma in poco più di un mese i «like» sulla pagina raggiungono quota centomila. Poi per un evento del cosiddetto «Fuori salone» vengono stampate qualche centinaio di magliette con il logo del Milanese imbruttito. Vanno a ruba. E da bravi «lumbard» (acquisiti o meno) i tre sentono aria di business. Oggi la loro è un aziendina: tre libri già pubblicati con un editore come Rizzoli, un sito con annesso shop online per gli articoli di merchandising (dalle felpe alle tazze), milioni di visualizzazioni per i video con immancabile «branded content» (la prima azienda a credere nel protagonista della serie, che considera l'aperitivo un principio di vita, è stata, manco a dirlo, la Campari).

A dare il volto al milanese tipico, con le sue manie per donne e fatturato un attore, Germano Lanzoni, ormai identificato con il personaggio. E alle sue storie si aggiungono le interviste improbabili (soprattutto per le risposte) di Luca Abbrescia. La storia non è finita qui. «Adesso stiamo lavorando per dare più continuità ai rapporti con le aziende e i centri media», spiega De Crescenzio. «E non escludiamo nemmeno di arrivare e presto a un accordo-joint venture con un gruppo editoriale di peso».