«Dopo il terrore arriverà la pulizia etnica»

Ero in mezzo alla folla: nessuno aveva armi

«Sono stato ferito anch’io, ho passato la notte all’ospedale, ma adesso sto meglio. Ieri è stato terribile. L’esercito sparava su chiunque. I soldati prima hanno puntato i loro blindati contro il corteo poi hanno aperto il fuoco con i mitra. Lì in mezzo c’erano più di diecimila persone ed erano tutti disarmati. Credetemi l’ho visto con i miei occhi nessuno aveva un’arma, nessuno sparava, era una dimostrazione pacifica». Il procuratore Naguib Gobrail, presidente dell’Unione egiziana per i diritti umani e della Corte del Cairo del Nord è ancora sconvolto. Ha visto i morti attorno a sé. Ha trascorso la notte all’ospedale assieme alle centinaia di feriti caduti sotto i colpi della polizia. «L’esercito - spiega in questa intervista telefonica a il Giornale - ha sparato perché sa di non potersi più nascondere. Da mesi gli chiediamo conto della sua indifferenza. Da mesi gli chiediamo perché assista senza muovere un dito agli assalti dei salafiti contro i quartieri e le case cristiane. Stavolta i cristiani copti non erano più disposti ad aspettare. Sono scesi in piazza, hanno marciato verso il centro del Cairo perché pretendono una risposta, esigono di sapere la verità».
Quale verità?
«Vogliono sapere perché nessuno ha fermato gli estremisti musulmani responsabili del rogo della chiesa di Mari Girgis nella provincia di Assuan. Vogliono sapere perché il governatore di quella provincia è ancora al suo posto. Quel governatore ha proibito ai cristiani di ampliare la chiesa e quando i copti hanno protestato ha permesso ai salafiti di bruciarla».
Ma che ragione c’era di aprire il fuoco contro il corteo se era pacifico?
«La giunta militare non poteva più rifiutarsi di rispondere alle richieste dei copti. Così hanno creato un incidente per metterli sotto accusa e delegittimarli. È stata chiaramente una provocazione. I militari avevano già organizzato tutto. Vogliono metter sotto accusa i copti, dimostrare che sono pericolosi quanto i fondamentalisti musulmani».
Ma perché i militari dovrebbero avercela con i cristiani?
«È chiaro stanno dalla parte dei più forti, i musulmani, e lasciano mano libera ai salafiti per non aver problemi. I copti rischiano di essere vittime di una vera e propria pulizia etnica».
Cosa significa?
«Significa che li stanno costringendo ad andarsene. Significa che i cristiani hanno paura perché non si sentono più a casa loro e incominciano a fuggire all’estero».
È iniziata una vera persecuzione?
«I cristiani in molte zone vivono già nella paura. Le ragazze copte sono costrette a mettersi il velo per poter andare a scuola, gli uomini vengono minacciati e invitati ad andarsene».
C’è il rischio di un vero e proprio esodo?
«L’esodo mi creda è già incominciato. Secondo i calcoli della nostra organizzazione da marzo ad oggi oltre 100mila cristiani hanno fatto le valige ed hanno lasciato l’Egitto. In questo clima di terrore rischiamo che diventino 250mila entro la fine dell’anno. L’obbiettivo dei salafiti è proprio farli fuggire. E i militari con la strage di ieri stanno contribuendo a garantire quel risultato».