Terrore in Germania In meno di una settimana dieci bimbi assassinati

Dopo la scoperta dei cadaveri di cinque bambini uccisi dalla madre ieri gli altri due casi. Uno a Berlino, l’altro in Turingia. La Merkel lancia l’allarme: «Dobbiano proteggere i nostri piccoli»

da Berlino

La Germania è sotto choc. Dieci tra neonati e bambini trovati morti nel giro di cinque giorni, di cui otto sicuramente uccisi dalle proprie madri. «Sono sconvolta, sono fatti terribili», ha detto ieri sera la premier Angela Merkel in televisione. E per i prossimi giorni la Cancelliera ha convocato una riunione dei governatori, dei ministri della Famiglia e dell'Interno di tutti i länder per mettere a punto un piano di emergenza in difesa dei bambini che vengono al mondo in famiglie disagiate o in gravi difficoltà.
Gli ultimi due cadaveri - due casi diversi - sono stati ritrovati ieri a Berlino e a Nordhausen, in Turingia, un land della ex-Germania orientale. A Berlino la scena più agghiacciante. Su richiesta dei vicini la polizia ha fatto irruzione in un appartamento dal quale giungeva il pianto ininterrotto di un neonato. Ma era già troppo tardi quando gli agenti hanno sfondato la porta. Il neonato, una bambina di sei settimane, aveva cessato di vivere, uccisa dalla sete. Accanto a lei il corpo senza vita della madre, una tossicomane morta già da alcuni giorni per overdose.
Ancora incerte invece le cause della morte del neonato in Turingia. La madre, una donna di 27 anni che vive separata dal marito, lo avrebbe partorito da sola nella stanza da bagno e il decesso sarebbe avvenuto subito dopo il parto per cause naturali. Almeno così ha sostenuto la puerpera denunciando il decesso ai servizi sociali. Sebbene in entrambi i casi non si tratti di infanticidio, la tragica fine dei due neonati ha contribuito ad accrescere il clima di allarme e di emozione che si è creato dopo i macabri episodi dei giorni scorsi.
A Plauen, un paesino della Sassonia ai confini con la Repubblica ceca, nella cantina di una casa sono stati trovati i corpi senza vita di tre bebè morti per soffocamento. La madre, ancora una volta una donna sola con gravi problemi economici, prima ha negato poi ha confessato i tre infanticidi. Oltre ai corpi delle due neonate trovati l’altro ieri (uno in un congelatore di una casa vicina all’abitazione della donna e uno nascosto sul balcone della casa dei parenti della donna), la polizia aveva scoperto la settimana scorsa il corpicino di un’altra figlia - Celine - nata nel 2002.
E ancora più terrificante la scoperta avvenuta a Darry, paesello di nemmeno 500 abitanti non lontano da Amburgo, dove le vittime sono cinque bambini tra i due e i quattro anni i cui corpicini sono stati nascosti sotto terra nel giardino di casa. Ad ucciderli soffocandoli con dei sacchetti di plastica, probabilmente dopo aver dato loro dei sonniferi per addormentarli è stata la stessa madre, una donna che soffre di gravi disturbi psichici tanto che negli ultimi tempi i sanitari che l'assistevano avevano ordinato il ricovero in una clinica psichiatrica. Purtroppo troppo tardi. È stata la stessa mamma, attualmente agli arresti in un istituto psichiatrico, a confessare gli infanticidi al suo psichiatra, il quale ha avvertito la polizia.
Si tratta, certo, di casi estremi nei quali si fondono criminalità e pazzia. Ma è anche vero che emergono gravi responsabilità che riguardano i servizi di assistenza e non solo. Nel caso di Darry come è possible, si chiede in coro la stampa tedesca, che i sanitari che avevano in cura la madre assassina non si fossero resi conto che la donna rappresentava un pericolo per sé e per i suoi figli? E come è possibile che i vicini di casa non abbiano notato e denunciato la scomparsa dei cinque bambini che spesso, come è risultato, erano compagni di giochi dei loro figli? Nel convocare la conferenza per misure più efficaci a difesa dell'infanzia, Angela Merkel ha avuto parole che chiamano in causa tutti. «La sorte dei bambini riguarda noi tutti e nessuno deve distogliere lo sguardo come a volte avviene. La Germania ha bisogno di una cultura dell'attenzione e noi tutti dobbiamo fare la nostra parte per garantire ai bambini, gli esseri più deboli della società, un avvenire sicuro».