Terrore al mercatino per dire no alla riforma

(...) Più che di liceali e universitari si tratta di estremisti dei centri sociali. Anarchici. Qualcuno che al mattino aveva lasciato i banchi e al pomeriggio si era accodato ai violenti in effetti c'è, ma sono una minoranza. Il «presidio itinerante» è convocato dall'Aut Aut. Il piccolo corteo spunta in via San Luca alle 16,30 e un quarto d'ora dopo è in via Garibaldi. Urla contro il sindaco Marta Vincenzi. Portone sbarrato e lanci di vernice rossa. In serata comparirà anche la scritta: «Vincenzi crepa». I dipendenti comunali sono costretti a uscire uno a uno da un porticina laterale di servizio. Alle 17 i giovani occupano piazza Fontane Marose e poi vanno giù nei carruggi fino a via San Luca, via di Scorreria e san Lorenzo. A Porta Soprana lanciano fumogeni. Alle 17,30 deviazione da via Venti Settembre a via Cesarea. Alle 17,45 i giovani mettono piede in via Macaggi, dove c'è la sede della Lega Nord. I più scalmanati lanciano palle di Natale piene di vernice rossa contro la sede del partito di Bossi. Poi viene imbrattata pure la sede del Credito Bergamasco in via Fiume. Alle 18,10 il serpentone sbanda a destra all'altezza del McDonald’s. Qualche minuto di tensione. Gli agenti in borghese della Digos corrono in avanti. Evidentemente non è previsto il cambio di rotta. Passano pochi minuti. Lo scatto alla testa del corteo è evidente. Una dozzina di teppisti incita gli altri a seguirli verso piazza Piaccapietra. Quasi di corsa arrivano davanti all'ingresso della sede del Secolo XIX. S'impossessano dell'atrio. Tentano di sfondare l'ingresso col vetro antiproiettile per entrare negli uffici e in redazione, alcune vetrine vanno in pezzi. Uno di loro prova a imbrattare i muri. Il portinaio: «Ho avuto paura, anche della mia reazione. Poteva finire male». Sul posto si precipita il dirigente della Digos Giuseppe Gonan. Nasce una violenta colluttazione, ma per fortuna i poliziotti riescono a prevalere. I facinorosi sono spinti fuori. Arrivano carabinieri e agenti in tenuta antisommossa. Sfottò. Diti medi alzati. Urla. La gente fra le bancarelle di san Nicola fugge atterrita. Poi i bidoni rovesciati intorno a galleria Mazzini e in via Roma - «mi raccomando lo scriva che noi non siamo così» - rimane la «solita» quarantina di scalmanati dei centri sociali. «Passeggiata» nei carruggi intorno alle 19 e già che ci siamo ancora un attacco. Stavolta nell'atrio del palazzo che ospita la sede Sicet-Cisl e Adiconsum.
Fabrizio Graffione