Il terrore viaggia in taxi, sicurezza al capolinea

Gamma 88 non rispondeva più. Ucciso sulla strada per Gavi. Domenica sera un altro radio taxi non rispondeva più. Un altro tassista genovese era sotto il tiro di una pistola. Una pistola che però fortunatamente non ha fatto fuoco. E la radio era stata solo messa fuori uso. Ma per i tassisti genovesi, pochi giorni dopo l’accoltellamento di un collega ad opera di un passeggero, è tornato l’incubo, e la consapevolezza di essere una categoria sempre più esposta al rischio.
Troppo facile, come bersaglio, un uomo solo, con le mani sul volante e le spalle agli aggressori, in una stradina poco frequentata, in piena notte. Troppo facile come colpo. E quindi sempre più «gettonato» tra i delinquenti come modo di colpire. L'ultimo episodio si è verificato domenica sera, al Righi. Un tassista genovese di 67 anni si è trovato con una pistola puntata alla testa da due romeni che lo avevano fermato poco prima a Sestri Ponente, verso le 20.45, chiedendogli di essere portati al capolinea del 40, al Righi. Una corsa come tutte le altre. Soprattutto perché la legge non consente al tassista di rifiutare un cliente, neppure se la possibilità che salga con cattive intenzione va al di là di un semplice sospetto. Anche domenica sera il tassista ha fatto salire i due uomini e ha seguito le loro indicazioni. Magari pregando in silenzio che quelle due facce un po' così fossero solo un'ingannevole apparenza. Invece quel dubbio che si è portato dietro lungo tutte le curve che si arrampicavano verso il Righi era destinato a trovare una terribile conferma proprio quando l'auto si è fermata davanti alla pensilina dell'Amt. Era il momento di guardare il tassametro e di chiedere il pagamento della corsa. Il sessantasettenne non ha avuto tempo. Si è sentito afferrare da dietro. Uno dei due passeggeri lo aveva afferrato alla spalle e subito gli aveva appoggiato la canna della pistola alla tempia. L'altro intanto pensava a «coprire» la fuga, strappando i cavi della radio, per impedire alla vittima di chiedere aiuto. Non era solo un'aggressione per evitare di pagare il conto. Era una rapina. E il tassista non aveva certo voglia di verificare fino a che punto si sarebbero spinti i due romeni. Quando gli hanno intimato di consegnare il portafoglio e il cellulare, non ha opposto la minima resistenza. Ha dato tutto quello che i banditi chiedevano, pur consapevole del fatto che con sé aveva i soldi delle corse precedenti, oltre 120 euro in contanti. Gli aggressori non si sono accontentati e gli hanno strappato le chiavi dell'auto, restituendogli però i documenti. Poi lo hanno spintonato via, lasciandolo in via Costanzi, dove in quel momento non passava nessuno, e sono fuggiti sul taxi. La vittima ha poi avvertito il commissariato Pré, che ora sta indagando per risalire ai due romeni. Ma a preoccupare è soprattutto l'escalation delle aggressioni ai tassisti. Dopo la tragica uccisione di Alessandro Garaventa a Gavi, l'incubo era tornato a farsi pressante proprio la settimana scorsa, con l'accoltellamento di un genovese che aveva accompagnato un cliente ancora nell'Alessandrino. Gianni Plinio, capogruppo di An in Regione, ha chiesto a gran voce più tutela per la categoria e contributi pubblici per installare sui taxi i sistemi satellitari antirapina. Matteo Rosso, di Forza Italia, aveva rilanciato il problema della sicurezza. L'incubo resta una realtà, le soluzioni una teoria.