Terrorismo, 5 anarchici in manette a Perugia

Sono tutti cittadini italiani, militanti della Coop-Fai (anarchici informali). Sono responsabili di azioni eversive, preparavano una campagna armata. Nel 2003 i pacchi bomba a Prodi, Europol ed Eurojust. Nei mesi scorsi un proiettile al governatore umbro Lorenzetti

Perugia - Un’operazione antiterrorismo è in corso a Perugia: i carabinieri del Ros stanno eseguendo cinque provvedimenti restrittivi. In particolare è stata individuata la presenza di una cellula anarco-insurrezionalista. I provvedimenti, emessi dalla procura di Perugia, riguardano tutti cittadini italiani. Nel corso delle indagini sono state contestate condotte di natura terroristica che - secondo gli investigatori- hanno riguardato anche importanti istituzioni della Regione umbra. Nei mesi scorsi comunque una busta contenente un proiettile e alcune minacce era stata recapitata alla presidente della regione Maria Rita Lorenzetti. Il gruppo è tra l’altro accusato di avere minacciato di morte il sindaco di Spoleto e alcuni carabinieri. Devono inoltre rispondere di danneggiamenti in cantieri edili, anche seguiti da un rischio di incendio e su edifici pubblici, di vilipendio e ingiurie nei confronti delle istituzioni dello Stato e dei suoi rappresentanti, istigazione a delinquere, furto e procurato allarme, detenzione di armi e munizioni.

Gli arrestati Sono stati accusati di avere violato l’articolo 270 bis del codice penale contro le "associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico" i cinque giovani arrestati dai carabinieri del Ros nell’ambito dell’operazione svolta stamani. Sono tutti originari di Spoleto, incensurati o con piccoli precedenti per reati contro l’ordine pubblico. Si tratta di Michele Fabiani, 20 anni, Andrea Di Nucci, 20, Dario Polinori, 21, Damiano Corrias, 25, e Fabrizio Reali Roscini, 42 anni. Devono rispondere a vario titolo delle azioni addebitate dagli investigatori al gruppo. Nel corso di un controllo casuale a uno degli arrestati sono stati sequestrati nei giorni scorsi cinque coltelli di grandi dimensioni.

Guerriglia rivoluzionaria L’indagine è stata denominata "Brushwood", prendendo spunto dal termine inglese che definisce la "boscaglia", spesso richiamata dagli arrestati - hanno riferito gli inquirenti - anche nei volantini di rivendicazione quale ambito di riferimento per la "Guerriglia rivoluzionaria". La persona indagata a piede libero è stata inquisita per partecipazione alla presunta associazione sovversiva. È al vaglio degli inquirenti la posizione di altri. Il gruppo aveva recentemente minacciato un’accelerazione armata alla guerra ecologista "esplosa in Umbria" facendo "chiaro riferimento ad una campagna armata" da realizzare nei prossimi mesi. Secondo gli inquirenti i presunti appartenenti alla "Coop-Fai" erano dediti al compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico. La struttura è risultata operante in Umbria e con ramificazioni in altre località del territorio nazionale.

Coop-Fai "Organizzazione o partecipazione all’associazione sovversiva di ispirazione anarco-insurrezionalista denominata Coop-fai (Contro ogni ordine politico/Federazione anarchica informale)". Associazione "dedita al compimento di azioni criminose con finalità di terrorismo ed eversione all’ordine democratico" attiva in Umbria e con ramificazioni in tutta Italia. Questi i reati contestati a cinque originari di Spoleto, destinatari di altrettante ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Perugia ed eseguite dal Ros con i colleghi dei comandi provinciali di Perugia e Firenze.

Precedenti Le indagini hanno consentito di individuare e disarticolare una cellula inserita a pieno titolo nel più ampio progetto eversivo avviato dalla Fai, responsabile di numerosi attentati in varie località del territorio nazionale. Si tratta - spiegano gli investigatori - di una sigla comparsa per la prima volta nello scenario eversivo nel dicembre del 2003, quando aveva rivendicato i pacchi bomba spediti a Romano Prodi, all’epoca presidente della Commissione europea, oltre che al presidente della Banca centrale europea e alle sedi di Europol e Eurojust.