"Terrorismo le accuse contro il Papa"

L'Osservatore romano bolla il comizio di Rivera al concerto del 1° maggio: &quot;Parole pericolose che alimentano l'odio anticlericale&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=175048">Ma l'estrema sinistra difende il provocatore</a></strong>

Roma - «Terrorismo», «stagione di tensione», «guerra strisciante». Parole che pesano come piombo e che l’Osservatore Romano certamente non sceglie con leggerezza. La superficialità semmai, scrive il quotidiano dei vescovi è da attribuire a chi lancia accuse al Santo Padre in diretta televisiva ignorando, volutamente o no, «il momento che stiamo vivendo». Ed è padre Federico Lombardi, il portavoce del Vaticano, a sottolineare che «i commenti irrispettosi verso il Papa e la Chiesa durante il concerto del Primo maggio sono stati evidentemente un atto irresponsabile. È giusto dirlo e bene hanno fatto i responsabili sindacali a dissociarsene». Padre Lombardi ricorda pure le parole del presidente Giorgio Napolitano e del Segretario di Stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone. Entrambi hanno richiamato il mondo politico e quello civile a darsi da fare insieme «per disinnescare le tensioni e per ricreare le condizioni per un dialogo sereno nella nostra società». Ecco perché ora è necessario impegnarsi affinché, conclude Lombardi «quella che è stata un’evidente sciocchezza non diventi una tragedia, e non sia occasione per un riaccendersi di sproporzionati conflitti».
Il Vaticano insomma non intende sottovalutare l’arringa antipapista lanciata dal palco del concertone del Primo maggio in piazza San Giovanni e trasmessa in diretta da Raitre. Era stato uno dei conduttori del concerto, l’attore Andrea Rivera, a pronunciare una manciata di battute, soltanto ironiche e divertenti secondo lui ma ingiuriose per la Curia. «Il Papa ha detto che non crede nell’evoluzionismo. Sono d’accordo, la Chiesa non si è mai evoluta», ha esordito Rivera che poi ha voluto riaprire le polemiche sul caso di Piergiorgio Welby, l’uomo malato di sclerosi laterale amiotrofica (Sla),che chiese gli venisse staccato il respiratore artificiale. «Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Non è stato così per Pinochet, Franco e per uno della banda della Magliana. - ha proseguito Rivera -. Con Gesù Cristo non c’erano due malati di Sla ma due ladroni».
Sindacati e organizzatori hanno preso subito le distanze ma l’Osservatore romano non può fare a meno di chiedersi «da chi» sia stato scelto Rivera, rammaricandosi di dover concedere ora «un’immeritata notorietà» a tale personaggio. Dunque nessuna crociata contro un semplice conduttore ma un duro ammonimento per chi ha deciso di mandarlo su un palco davanti a milioni di spettatori televisivi.
«Chi l’ha scelto non ha tenuto conto del momento che stiamo vivendo. Le parole del conduttore forse sono solo espressione di una sconcertante superficialità. Ma la loro pericolosità non è altrettanto superficiale», è scritto nel quotidiano che poi aggiunge: «Il comizio del conduttore è avvenuto davanti a una piazza di 400mila persone e a un pubblico televisivo ben più ampio». E il quotidiano dei vescovi non usa mezzi termini: i «vili attacchi al Papa sono terrorismo».
Per la Santa Sede «È terrorismo lanciare attacchi alla Chiesa. È terrorismo alimentare furori ciechi e irrazionali contro chi parla sempre in nome dell’amore. È vile e terroristico lanciare sassi questa volta addirittura contro il Papa, sentendosi coperti dalle grida di approvazione di una folla facilmente eccitabile». I sassi sono le battute lanciate dall’attore in un contesto improprio con sconcertante superficialità, senza tener conto, scrive ancora il quotidiano diretto da Mario Agnes, di quanto sta accadendo da mesi. Certi gesti finiscono anche per alimentare gli «attacchi e le minacce» di questi giorni contro il presidente della Cei, monsignor Angelo Bagnasco e «l’odio anticlericale». Non c’è innocenza da parte di chi alimenta l’odio anticlericale «coscientemente» e da parte di chi «fa del laicismo la sua sola ragione d’essere per convenienza politica». Qualcuno, denuncia l’Osservatore, vuole «aprire una guerra strisciante, una nuova stagione di tensione, dalla quale trae ispirazione chi cerca motivi per tornare a impugnare le armi, per rivitalizzare organizzazioni che hanno perso su tutti i fronti, primo fra tutti quello della storia».
«Anacronismi - conclude la Santa Sede -. Come quella presenza a San Giovanni. Un residuato in mezzo a tanti giovani».