Terrorismo, dieci imam con la valigia in mano

Espulso un algerino sospettato di essere vicino al gruppo islamico armato. Viveva a Perugia

Emanuela Ronzitti

da Roma

La lista «nera» delle espulsioni dei cittadini islamici giudicati come «attivi predicatori d’odio» e militanti «in fazioni radicali» operative all’interno del nostro territorio, si allunga con il passare delle ore. Ieri dall’elenco dei «cattivi» e «pericolosi» stilato dal Viminale è saltato fuori un terzo nome, quello dell’algerino Kamel Bouraib residente a Perugia da diversi anni e indicato come presunto militante del Gia, il gruppo islamico armato algerino.
Tuttavia per l’inizio della prossima settimana potrebbero essere in tutto una decina i nominativi iscritti nel pacchetto di immediata espulsione dall’Italia perché ritenuti soggetti «pericolosi per la sicurezza nazionale». Intanto, la quota dei presunti cospiratori «messi alla porta» è salita a tre. La terza espulsione avvenuta nell’arco di pochi giorni, stavolta però applicando la Bossi-Fini, la legge sull’immigrazione clandestina. A segnalare lo status di illegalità di Bouraib, per scadenza del permesso di soggiorno, è stata la questura di Perugia, che avrebbe rilevato un deficit delle condizioni amministrative necessarie per il visto. Nei suoi confronti, quindi, sarebbe stata eseguita la normale procedura amministrativa prevista per i cladestini. Tuttavia a legittimare la sua espulsione si aggiungono altri pezzi inquietanti che ruotano intorno al suo personaggio. La presenza del suo nome tra i cospiratori dell’attentato dell’11 marzo 2004 a Madrid, collegato a filo diretto con l’algerino Allekema Lamari, ritenuto uno dei massimi responsabili per gli attentati nella capitale spagnola. Lamari venne infatti arrestato dalla polizia spagnola nel 1997 dopo l’intercettazione di un invio di lire italiane indirizzato proprio a Bouraib.
Il provvedimento di via all’algerino sarebbe stato emesso due giorni fa, ma la notizia è trapelata solo ieri. Un ritardo informativo, proprio come è avvenuto per le notizie in merito all’immediato rimpatrio per ragioni di «ordine e sicurezza pubblica» dell’imam di Torino il marocchino Bourigi Bouchta, e del tunisino Litayem Amor Ben Chedli. Il primo è salito alla ribalta delle cronache per aver inneggiato a Osama Bin Laden all’indomani dell’attentato alle Torri gemelle e nel 2000 per essere stato individuato come membro di un gruppo armato islamico (che s’ispira all’esperienza algerina del Gia) che punta a sostituire la monarchia marocchina con un regime fondamentalista. Proprio lo stesso gruppo al quale aderirebbe l’algerino neo espulso Kamel Bouraib. L’ex imam di Torino dal Marocco intanto lancia un monito: «La mia espulsione è incostituzionale, faremo ricorso al Tar. La mia vita è in Italia e lì voglio tornare». Tornando invece al tunisino Litayem Amor Ben Chedli da anni radicato nella città di Como e noto come il rappresentante e tesoriere dell’associazione culturale islamica della città, la sua messa al bando dal nostro Paese nello specifico riguarderebbe invece attività di proselitismo e reclutamento. Il tunisino gravitava attorno alla moschea della città lombarda e il suo nome faceva parte (come è emerso lo scorso febbraio da un rapporto segreto del Viminale) di una presunta cellula di Al Qaida presente a Torino e dove Amor Ben Chedli era ritenuto un presunto fiancheggiatore assieme all'imam della moschea di Como espulso nell'agosto 2004. Intanto, in serata, arriva la notizia di un nuovo fermo da parte della Digos in un paese dell’hinterland di Varese: il sospetto è stato condotto in questura per accertamenti. Un altro nome, forse un altro tunisino da espellere, Ben Said Faycal, un commerciante sposato con cinque figli, già coinvolto in inchieste della magistrastura italiana nel maggio scorso a Torino come sospetto fiancheggiatore di una cellula islamica attiva nel capoluogo piemontese. Nella stessa inchiesta finirono in manette anche l’imam e il tesoriere della moschea di Varese.