Terrorismo, due arresti a Padova "Nascondevano l’arsenale Br"

L’operazione nata dalle rivelazioni di un compagno arrestato. Ora si cercano altre armi e complici.<a href="/a.pic1?ID=190940" target="_blank"> <strong><font color="#ff6600">La Cisl in imbarazzo espelle il &quot;suo&quot; uomo</font></strong></a>. Il &quot;cacciatore&quot; e il cislino, <a href="/a.pic1?ID=190944" target="_blank"><strong>la strana coppia in cella</strong></a>

da Milano

Un gruppo, quello delle nuove Br, che «non può definirsi neonato e velleitario». Anzi, è «giunto a un grado di maturazione e di radicamento ormai elevato» e «in grado di passare alla realizzazione del suo progetto eversivo vero e proprio». Stralci dell’ordinanza di custodia cautelare con cui il gip milanese Guido Salvini ha disposto ieri l’arresto per due presunti fiancheggiatori dei neobrigatisti: Andrea Tonello e Giampietro Simonetto, padovani, accusati di concorso esterno in associazione eversiva. I due non erano «stabilmente inseriti nella struttura organizzativa», e tuttavia «ben al corrente di ciò che si muoveva all’interno dell’area antagonista padovana».
Il «compagno Zebb» e il «cacciatore». Andrea Tonello, padovano di Pontevigodarzere, classe 1955, impiegato alla municipalizzata del gas di Padova, delegato sindacale della Cisl. Di lui parla Valentino Rossin (uno dei presunti neobrigatisti arrestati lo scorso 12 febbraio) durante un interrogatorio davanti al pm Ilda Boccassini. «Zebb - spiega Rossin - è un compagno che ha una certa età. L’ho conosciuto al Gramigna (il centro sociale padovano di cui Tonello è uno dei fondatori, ndr)». È «Zebb», secondo gli inquirenti, a trasportare armi già dal 2001, a «ospitare» Claudio Latino e Bruno Ghirardi dopo l’assalto fallito al bancomat di Albignasego, e a trasferire l’arsenale da Milano a Padova.
Gianpietro Simonetto, invece, è un ragazzo con la passione per la caccia. Diciannove anni, «è uno degli organizzatori del Collettivo giovanile Fuser - scrive Salvini - di ispirazione marxista-guevarista di Cittadella, autore di un comunicato diffuso via internet dove veniva esaltata la lotta di classe». Simonetto fornirebbe munizioni ai neobrigatisti, sfruttando il porto d’armi ottenuto per «attività sportiva di tiro a volo». Ancora Rossin parla di lui. «Un ragazzo giovane che frequentava il Gramigna. \ Famiglia di cacciatori, e si è reso disponibile a farlo lui questo lavoro». Claudio Latino e Bruno Ghirardi discutono del ragazzo. «Questo è uno che va a caccia - dice Latino - \ è col giro dei ferrandiani, quelli che sono usciti adesso da Rifondazione. \ Facciamo un’inchiesta su di lui \. Lui ha i pezzi per i fucili da caccia, ha detto che si procura quello che ci serve e che si può procurare tutto».
Vecchie e nuove Br. Una pistola Sig Sauer e una carabina Winchester ritrovate nella campagne padovane. Sono il «patrimonio delle Brigate Rosse». «Armi - scrive Salvini - circolate nel territorio nazionale restando sempre esclusivamente nel circuito brigatista». Il legame materiale tra la nuova formazione - il partito comunista politico-militare - e la colonna «Walter Alasia». Un filo rosso lungo trent’anni ripercorso da Calogero Diana, il brigatista condannato all’ergastolo per l’omicidio del maresciallo Francesco di Cataldo (aprile 1978), ascoltato dal pm Boccassini l’11 giugno. Diana spiega che quelle armi vennero comprate nel luglio del ’78 a Milano grazie a un porto d’armi falsificato. Quando il 2 febbraio del ’79 Diana è arrestato, nel suo covo la Sig Sauer e la Winchester non vengono trovate. Trent’anni dopo, quelle armi «riposano» nella campagne padovane, a disposizione del Pcp-m. Brigate Rosse vecchie e nuove coltivano lo stesso progetto «eversivo». Anche se «non sono stati tutti individuati» quelli che dell’organizzazione «a vario titolo fanno già parte o stanno facendo ingresso in essa».
L’arsenale. A preoccupare è la disponibilità di fuoco del gruppo. È una delle annotazioni più preoccupate di Salvini. «Il gruppo dispone di armi funzionanti tra cui anche armi da guerra e materiale esplosivo \, tenevano il colpo in canna ed erano disposti ad affrontare un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine». «Dalle conversazioni intercettate - osserva ancora il gip - emerge che tra il materiale sequestrato non sono comprese altre armi, munizioni ed esplosivi che invece sono menzionati con dovizia di particolari nelle conversazioni e nelle riunioni strategiche» ascoltate dagli investigatori.
E all’arsenale, il Pcp-m lavora da tempo. Durante una perquisizione a casa di Claudio Latino, dopo l’omicidio di Marco Biagi, viene ritrovato un foglietto manoscritto in inchiostro rosso: sono elencati - tra le altre cose - timbri, cartucce, fondine, giubbotti antiproiettile. È il 24 luglio 2002. Cinque anni dopo, quel materiale viene ritrovato a casa di Valentino Rossin.