Terrorismo, ecco i dati che l’Ulivo non vuol leggere

La sinistra definisce «falsa» la cifra degli estremisti arrestati durante il governo Berlusconi. Il rapporto del Viminale la sbugiarda

Claudia Passa

da Roma

Di fronte all’evidenza non avrebbe dovuto essercene bisogno. Ma visto che l’opposizione non ha rinunciato a far brutta figura definendo «falso» il dato sui 200 terroristi islamici arrestati durante il governo Berlusconi, Palazzo Chigi ha sbugiardato l’«Operazione Menzogna» dell’Unione. Ricordando - come anticipato ieri dal Giornale - che le cifre fornite dal premier erano quelle «rese pubbliche, fin dall’agosto scorso, dal rapporto del Viminale sullo stato della sicurezza».
«L’azione di contrasto nel quadriennio appena trascorso - si legge nel rapporto - ha portato all’arresto di 203 persone per lo più accusate di appartenere a cellule terroristiche operanti in Italia per il supporto logistico ad elementi o a gruppi radicali provenienti dai paesi d’origine, nonché per il reclutamento dei volontari da inviare verso le aree di conflitto interetnico quali l’Irak o la Cecenia». Questi dati «non sono confutabili - sottolinea Palazzo Chigi -, né mai sono stati confutati. Il presidente Berlusconi ha dunque parlato di oltre 200 persone arrestate in base a gravissimi indizi acquisiti dalle forze dell’ordine attraverso una straordinaria, seria e approfondita attività di investigazione». Il rapporto del Viminale «conferma - prosegue la nota - che per quanto riguarda le Brigate rosse sono stati assicurati alla giustizia, nel quadriennio 2001-2005 non solo gli assassini di Biagi e D’Antona, ma anche altri loro 17 complici». E ulteriori conferme arrivano anche sul fronte dell’impegno rivendicato dal premier nella caccia ai latitanti: «Tra il primo luglio 2001 e il 24 novembre 2005 - sottolinea Palazzo Chigi - sono stati assicurati alla giustizia 806 latitanti pericolosi. Tra questi, 91 appartenenti alla mafia, 138 alla ’ndrangheta, 203 alla camorra, 43 alla criminalità organizzata pugliese. Di costoro, ben 21 figuravano nell’elenco dei 30 latitanti di maggiore pericolosità».
È lapidario Paolo Bonaiuti, portavoce del premier: «Non si era ancora vista tanta malafede e una così indegna gazzarra - afferma -. Per contestare Berlusconi, la sinistra nega perfino l’esistenza di dati e cifre ufficiali». Ma l’opposizione riesce a fare di meglio. Preso dall’entusiasmo, il verde Paolo Cento arriva ad invertire l’ordine degli addendi, accusando il Viminale di «confermare i dati propagandistici usati da Berlusconi». In realtà i dati esistono da agosto, e nessuno finora li aveva mai messi in dubbio. «Questa cifra - insiste Peppino Caldarola (Ds) - non risulta in alcuna relazione al Parlamento sullo stato dell’ordine pubblico».
Eppure per evitare l’ennesimo boomerang sarebbe bastato poco: visitare il sito del Viminale, ad esempio. «O quello di Forza Italia dove si dà conto dell’attività di governo», aggiunge Lucio Malan (Fi). «I dati sul terrorismo - dice Renato Schifani (Fi) - fanno male a chi vive di allarmismi e disinformazione»; «evidentemente la sinistra - incalza il ministro Roberto Calderoli -, talmente variegata da andare dal contrasto al terrorismo al suo sostegno, non può che irritarsi nel vedere, almeno in parte, un po’ di “compagni che sbagliano” finire nelle patrie galere»; per il sottosegretario all’Interno Michele Saponara «la campagna elettorale non giustifica che l’opposizione denigri l’importantissimo lavoro delle forze dell’ordine»; il ministro Mario Landolfi sottolinea «i successi nella lotta contro criminalità e terrorismo».
Gli strali più infuocati la Cdl li ha riservati a Enzo Bianco, presidente del Comitato di controllo sui Servizi segreti, che s’era detto «imbarazzato» dalle dichiarazioni «fuori da ogni decenza» rilasciate dal premier. Enzo Fragalà (An) invita l’ex ministro dell’Interno «ad evitare di occuparsi di cose serie»; per Giorgio Lainati (Fi) «se Bianco avesse un’alta statura politica si sarebbe già dimesso dal Copaco», cosa che lo invita a fare Fabrizio Cicchitto (Fi), componente del comitato, «se risultasse che Bianco ha sferrato il suo attacco come presidente del Copaco, perché le sue dichiarazioni non sono mai state discusse e non sono condivise da almeno metà dei membri». Esplicito l’affondo del vicepresidente Maurizio Gasparri (An): «Meraviglia che talune affermazioni vengano fatte da chi assieme al sottoscritto ha ascoltato parole chiare nelle recenti audizioni».