«Terrorismo, ecco tutte le minacce all’Italia»

Gian Marco Chiocci

da Roma

Tutto come sei mesi fa, se non peggio. La consueta relazione che i servizi segreti inviano al parlamento disegna scenari molto poco rassicuranti sul fronte delle minacce terroristiche d’ispirazione qaidista dentro e fuori casa, fra cellule in sonno nel centronord e jihadisti impegnati a colpire i nostri contingenti all’estero. Niente di tranquillizzante nemmeno sul versante della violenza politica che sulla scia della disarticolazione delle nuove Br-Pcc registra diffusi rigurgiti eversivi in settori già caldi dell’antagonismo e dell’insurrezionalismo anarchico. L’incalzante attività di repressione nei confronti delle varie mafie ha prodotto un’instabilità nelle alleanze e nella stessa tenuta delle leadership, con la ’ndrangheta che ha però saputo mantenuto le redini del narcotraffico mondiale. Ma più che dalle forze dell’ordine, le organizzazioni criminali nostrane devono guardarsi da consorterie concorrenti, d’importazione ucraina, cinese, nigeriana, albanese, maghrebina.
L’offensiva qaidista. Resta elevato - scrive il Cesis - il livello di rischio per i soldati di Antica Babilonia. Dopo gli attentati contro i carri italiani, il Simsi ha lavorato sui responsabili e sui mandanti legati al vecchio regime, scongiurando nuovi agguati. Nelle 320 pagine del documento, resta dunque il terrorismo di matrice islamica «la minaccia prioritaria di respiro globale che, incentrata sui teatri di crisi iracheno ed afghano, si sta irradiando lungo molteplici direttrici». Per i Servizi militari, è in atto un’accelerazione propagandistica «tesa ad accreditare una perversa logica di contrapposizione con l’universo islamico». Restando dentro i confini continentali «le preoccupazioni più forti rimandano a un fitto reticolo di matrice fondamentalista attivo in diversi Paesi, con una sponda maghrebina, come è emerso nella retata dell’aprile scorso» che ha portato «all’adozione di provvedimenti di espulsione di soggetti sospettati di pianificazioni ostili in Italia».
Le minacce. In totale sono 107 le informative sulle minacce d’attentato. Di queste «ben 97 hanno una matrice islamista, 56 riguardano l’Italia» e 25 direttamente sono ricollegabili al network di Osama Bin Laden le cui cellule, ovunque, «hanno accresciuto la loro capacità di autofinanziamento» anche attraverso alcune Ong. Particolare attenzione, oltreché al proselitismo nel circuito carcerario, e alla propaganda on line, è stata data «ai punti di aggregazione oltranzista», come gli esercizi commerciali, gli internet point, i call center, le finanziarie, i siti di money transfer e cash courier. E ancora. Se in Irak la situazione resta critica per il nostro contingente, in Afghanistan sembra destinata a peggiorare visto il ricorso della guerriglia a strumenti mai utilizzati prima («azioni suicide, sequestri, bombe Ied, decapitazioni»).
Tariffe clandestine. Il capitolo dell’immigrazione clandestina (record quest’anno, 7.695 i nuovi arrivi) che vede ancora nella Libia il porto prediletto dai mercanti di uomini, si arricchisce quest’anno di un insolito «prezzario» stabilito da collaudate organizzazioni criminali in grado di pensare a tutto, dal viaggio all’alloggio, fino alla «professione». Il Sisde ha scoperto che lungo la direttrice nordafricana per un viaggio della speranza si pagano, anche con possibilità di rateizzazione, fino a 5mila dollari. «Dalla Romania, via Tarvisio, da 500 a 1.000 euro» a seconda se il mezzo utilizzato è un «autobus, taxi, autovetture e camion». Altre tariffe per raggiungere Bari o Brindisi, visto che dal Kosovo, dalla Macedonia o dall’Albania «occorrono 3.000-3.500 euro, con trasporto a Pristina a bordo di pullman e successivo imbarco su traghetti di linea». Leggermente inferiore la spesa sostenuta lungo la tratta Kosovo-Macedonia-Grecia-Ancona, «con attraversamento a piedi del confine»: 2.500 euro in contanti. Stratosferiche, infine, le cifre del listino-iracheno. «5.000 dollari per i migranti provenienti da Kirkuk, Arbil e Sulamaniya».
I «nuovi» brigatisti.Il paragrafo sul terrorismo interno è dedicato alla «perdurante vitalità di istanze oltranziste e pulsioni antisistema che si mostrano tuttora incanalate nei percorsi dell’opzione radicale». Il filone maggiormente attenzionato è quello dell’estremismo marxista e della frange anarcoinsurrezionaliste che «scendono sempre più in piazza» per l’«affermazione delle dinamiche di più dura contrapposizione, consolidando così un trend già da tempo delineato». Crescono le aggressioni, gli attentati (specie in Sardegna), le tensioni locali, di conflittualità su grandi temi come la Tav in val di Susa, oltre all’apertura «di un nuovo fronte di protesta contro il raddoppio del Fréjus». Spiccano poi «segnali di attivismo propagandistico di ispirazione brigatista» rilanciati da «militanti più anziani» che arrivano dalla Toscana, dove sono presenti «soggetti e gruppi sensibili alle istanze più radicali ed inclini alla violenza politica».
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