Dal terrorismo alla famiglia: un baratro tra cattolici e Unione

Nonostante i tentativi diplomatici di Rutelli e Fassino, dopo l’avvento di Ratzinger sono aumentati i temi in cui prevale il dissenso

Luca Telese

da Roma

Il fossato è sempre più largo, malgrado le diplomazie uliviste cerchino di nascondere la profondità della voragine. Se si considerano con occhio analitico le polemiche degli ultimi mesi, ci si rende conto che mai sono stati così distanti il centrosinistra e la Chiesa.
Basterebbe partire dalla guerra e il terrorismo dove la Santa Sede e Papa Ratzinger (che un giornale progressista come Il Manifesto ha ribattezzato causticamentre «il pastore tedesco») dopo gli attentati di Londra adombrano addirittura lo scenario di un conflitto tra chi commette «atti anticrisitiani e l’Occidente», mentre l’Ulivo ha sempre rifiutato questa tesi. È uno snodo decisivo: con il nuovo corso aperto dal pontificato ratzingeriano, sono finiti i tempi in cui sui temi della pace si trovava il punto di intersezione fra tradizionale pacifismo cattolico, il rifiuto delle armi in linea di principio (ad esempio quello di Papa Wojtyla sulla guerra in Jugoslavia) e il pacifismo politico delle opposizioni. Oggi Benedetto XVI passa un giorno sì e l’altro pure a parlare dell’identità dell’Occidente, e negli scaffali delle librerie c’è un libro scritto (quando era ancora cardinale) con il presidente del Senato eletto nel centrodestra Marcello Pera (Senza radici Mondadori). Dice una firma storica de Il Manifesto come Valentino Parlato (lo ha fatto a Omnibus): «Questo Papa è più pericoloso delle bombe»: esprime un sentimento politicamente scorretto che nessun politico ulivista ripeterebbe, ma che molti elettori sottoscrivono.
Il fossato diventa sempre più profondo se si parla della famiglia: modello di tutte le sinistre socialiste e socialdemocratiche è Carlos Enrique Zapatero, il primo statista europeo che abbia proposto una riforma delle leggi sulla famiglia, l’uomo che ha introdotto innovazioni come il matrimonio tra gli omosessuali. La Chiesa ha organizzato contro il suo governo la più imponente manifestazione di opposizione che si ricordi in quel paese dopo le proteste anti-Aznar per Atocha. Ratzinger fa della difesa della «famiglia naturale» il caposaldo del suo pontificato e il centrodestra lo prende a modello, i Ds affidano a Franco Grillini, ex presidente dell’Arci gay, il mandato più delicato, trovare i numeri per far votare una legge sui cosidetti «Pacs», le unioni di fatto. Il centrodestra abolisce l’Ici per le proprietà ecclesiali (anche quelle dedicate ad esercizio commerciali) e l’Ulivo in Senato si oppone strenuamente. Per non dire della fecondazione eterologa, dove fu lo stesso Fassino a cercare una mediazione con il Vaticano, in prima linea contro il referedum. E la sperimentazione della pillola abortiva? Da sopprimere per la Chiesa, da portare avanti per l’Ulivo. Non è un caso che la presidente diessina del Piemonte, Mercedes Bresso, abbia detto che se dovesse credere non sarebbe cattolica, «ma valdese». In questo cortocircuito al malumore degli elettori corrisponde la remissività un po’ «papalina» dei leader, che vorrebbero ricomporre le differenze con il bacio della pantofola ai prelati. In realtà, sia per opporsi, che per accordarsi al pontificato ratzingeriamo ci verrebbe un pensiero forte: ma chi mai se lo può immaginare, un pensiero forte, in testa a Rutelli o a Fassino?