Terrorismo, finalmente parlano le vittime

Sarà un documentario ma «con un respiro da film», promette la regista. Il titolo, ancora provvisorio (e che richiama quello di una vecchia pellicola di Sidney Lumet, La parola ai giurati), è «La parola alle vittime». Un lungometraggio di 90 minuti, finanziato dal ministero dei Beni culturali (300mila euro) e sostenuto da RaiCinema, che per la prima volta racconterà gli anni di piombo, sul piccolo e sul grande schermo, dalla parte delle vittime del terrorismo. Il film è ancora in fase di lavorazione ma la produzione sta avanzando rapidamente, perché nelle ambizioni degli sponsor istituzionali ci sarebbe una data perfetta per il lancio pubblico della pellicola: il prossimo 9 maggio, giornata del ricordo delle vittime del terrorismo.
Si pensa a una proiezione pubblica, nell’ambito delle celebrazioni per il 9 maggio. Una sorta di «evento» che, per la fase promozionale, sta mettendo ancora a punto la direzione di RaiCinema. Il successivo passaggio del documentario sarebbe invece su una rete Rai, anche se la collocazione (data, orario e canale) è ancora da decidere. Una volta ultimato il prodotto passerà al vaglio dei direttori delle tre reti per scegliere la fascia oraria e il giorno adatto per mandarlo in onda. Nessuno finora si sbilancia a Viale Mazzini, ma non è da escludere - se il documentario sarà «emozionale» come ci si aspetta - una prima serata. Il film non avrà poi solo una destinazione televisiva, perché nei piani dei vertici Rai c’è anche la possibilità di farlo partecipare a festival cinematografici, o di utilizzarlo in chiave didattica nelle scuole.
Tutti progetti, per adesso, perché nella fase attuale (a due mesi dall’inizio della lavorazione) la regista Giovanna Gagliardo sta ancora raccogliendo le testimonianze: un centinaio almeno di storie selezionate in quella banca dati del dolore che è l’archivio Aiviter, l’associazione delle vittime del terrorismo. Rai Cinema ha messo a disposizione degli autori (la società che cura la produzione è la Offside di Mario Gianani, già produttore esecutivo di Marco Bellocchio e Saverio Costanzo) l’immenso archivio video delle Teche Rai su quegli anni, spezzoni che verranno usati per introdurre e contestualizzare storicamente il racconto dei protagonisti, figli, mogli, fratelli di chi ha perso la vita sotto i colpi delle Br (dai primi omicidi negli anni ’70 fino alle vittime delle nuove Br). Gli autori hanno voluto cercare storie meno note tra le tante, anche se nel film parlerà probabilmente anche Mario Calabresi, figlio del commissario di polizia ucciso nel 1972 e autore di un libro autobiografico (Spingendo la notte più in là) che ha contribuito a sollevare il problema di una storia a senso unico su quegli anni, finora sempre raccontata (e sceneggiata) a partire dalle memorie dei colpevoli, mai delle vittime.
Figli e nipoti, ma anche qualche madre. Il racconto della anziana mamma di Salvatore Lanza, guardia carceraria uccisa a Torino nel 1978, a 21 anni, è per ora una delle testimonianze più commuoventi raccolte dalla regista. «Non si ricordano mai gli agenti di polizia carceraria vittime del terrorismo, ma sono stati tantissimi - spiega Giovanna Gagliardo, che con Rai Cinema ha già firmato Bellissime, un documentario sulle donne del dopoguerra -. Dove c’erano i grandi processi ed erano rinchiusi i brigatisti le guardie erano sotto tiro. Questa madre sembra un personaggio da film neorealista, mi ha molto colpita. Vorremmo che tutte le testimonianze componessero un racconto che abbia il respiro di una storia, che sia emozionante».
Il progetto è nato nell’autunno scorso in seguito alle polemiche su Il sol dell’avvenire, film tratto da un libro dal fondatore delle Br Alberto Franceschini. L’associazione delle vittime propose al ministro Sandro Bondi il progetto di un film controcorrente. Progetto poi preso in carico dagli autori, anche nelle motivazioni etiche: «Non vogliamo fare un contraddittorio, faremo parlare solo le vittime del terrorismo - spiega il produttore Gianani -. Saremo di parte perché ci pare un atto doveroso».