«Con il terrorismo globale nessun posto è più sicuro»

Se vi siete persi nel deserto o se siete in balia di un uragano, se vi hanno rapito i banditi o siete nel pieno di una catastrofe a tirarvi fuori ci pensa lei. Elisabetta Belloni, romana, 48 anni, vive in un bunker super tecnologico che sembra la sede dello Spectre, anche, quando il caso lo impone, ventiquattro ore su ventiquattro. La chiamano Signora Emergenza, perchè da due anni e mezzo è la prima donna a guidare l’Unità di crisi della Farnesina. Ha gestito in prima persona, tanto per dirne qualcuna, le emergenze legate allo tsunami e alla strage di Sharm El Sheik, l’evacuazione dal Libano e la liberazione di Mastrogiacomo. Senza mai perdere il sorriso.
Ma perchè gli italiani devono sempre cacciarsi nei guai?
«Se è per questo io stessa resto sbalordita da come mi capiti di trovare italiani negli angoli più impensabili del pianeta».
C’è un modo per impedirglielo?
«Non si può vietare a nessuno di andare dove crede, anche se...».
Anche se?...
«...bisogna che si mettano in testa che andare a recuperarli è un costo e che questo costo lo paghiamo tutti».
Ma perchè andare a recuperare chi non rispetta i divieti?
«Purtroppo sono in tanti a considerare poco affidabili le informazioni che arrivano dallo Stato. Poi ti vengono a dire, cavoli però, avevate ragione voi...».
Cosa fate per chi viaggia?
«Abbiamo un sito www.viaggiaresicuri.mae.aci.it, raccoglie le schede aggiornate ventiquattr’ore su ventiquattro di 121 Paesi, un servizio accurato sui rischi che si corrono nazione per nazione».
E chi viaggia cosa può fare per voi?
«C’è un altro sito dovesiamonelmondo.it dove chi viaggia può segnalarci la propria presenza e i propri spostamenti soprattutto nelle aree a rischio. Proprio grazie a questo servizio siamo riusciti ad avvisare un gruppo di italiani dell’arrivo dell’uragano Gonu nell’Oman e a metterli in salvo».
In quale angolo di mondo è più difficile intervenire?
«Noi abbiamo una rete diplomatica ampia e capillare ma intervenire ovunque è difficile. Però c’è una novità. Con la nuova cittadinanza europea ogni italiano in difficoltà può chiedere aiuto a qualunque rappresentanza diplomatica europea. In Madagascar dove l’Italia non c’è ci hanno aiutato i francesi, in Libano abbiamo lavorato noi anche per altri».
Dove si rischia di più?
«Il concetto di paesi a rischio è superato, il terrorismo ormai ha una valenza globale. Anche prendere la metrò a Londra nel giorno sbagliato può essere un rischio».
Poi noi ci mettiamo del nostro...
«Sembrano cose banali da ricordare ma non è così: se scoppia una bomba bisogna scappare e non andare lì a vedere...»
Il momento più difficile?
«Quando devi dare una cattiva notizia alle famiglie. È un compito che tocca a me. È una cosa atroce».
Quello più esaltante?
«Tutte le volte che ti dicono grazie».
Ha mai pensato stavolta non ce la facciamo?
«La mia è una squadra non molla mai».
Perde mai la pazienza
«Ho la pressione bassissima, 90 di massima. Certo a volte urlo anch’io...».
Ma lei si commuove mai?
«Mi sono venute le lacrime agli occhi quando un padre a cui ho dovuto dare la notizia della morte della figlia mi ha detto: spero di non risentire mai più la sua voce».
Il lato peggiore del suo lavoro
«I rapimenti sono i momenti più angoscianti perchè non sai mai come va a finire».
Ministro, dove va in vacanza?
«Campagna, Toscana. E non uscirò mai di casa...»