Terrorismo, indagato un altro imam a Perugia

L'inchiesta: perquisita la piccola moschea di Pierantonio, a poca distanza da Ponte Felcino e l'abitazione della guida spirituale, Mohamed El Absi. La Procura: rilevanti elementi probatori, ma nessuna minaccia specifica a acquedotti e aeroporti. <strong><a href="/a.pic1?ID=194803">L'arsenale chimico in casa di El Mostafa</a></strong>

Perugia - C’è anche l’imam di Pierantonio tra gli indagati nell’inchiesta Hammam che ha portato allo smantellamento a Perugia di una cellula vicina ad Al Qaida che operava nella moschea di Ponte Felcino. È stata perquisita infatti la piccola moschea di Pierantonio a poca distanza da Ponte Felcino e l’abitazione della guida spirituale, Mohamed El Absi. Intanto l’attività investigativa prosegue a tutto campo, come ha confermato il questore di Perugia Arturo De Felice.

Analisi chimiche Dopo l’arresto dei tre marocchini tra cui l’Imam Mostapha El Korchi, sono state avviate le analisi sulle sostanze chimiche trovate nello scantinato della abitazione dell’Imam. Si tratta di sostanze pericolose come potassio fosfato monobasico, solfato amminio, acido ossalico, provenienti sembra dai laboratori dell’Università di Perugia. Sono stati infatti trovati dei contenitori con l’etichetta dell’ateneo perugino, forse rubati o semplicemente «consegnati» da qualche studente straniero che frequenta i laboratori vicino agli adepti dell’Imam El Korchi.

Mappe di città e acquedotti Tra il materiale sequestrato anche le mappe di alcune città ed acquedotti anche se non emerge al momento la sussistenza di potenziali, specifiche azioni criminali a danno delle strutture. Ma c’è dell’altro. Avrebbe inoltre avuto contatti con il gruppo di Ponte Felcino un terrorista detenuto in Siria coinvolto negli attentati di Madrid che ora sarebbe disponibile a parlare con gli inquirenti perugini.

"Rilevanti elementi probatori" «Da una prima analisi dei documenti e materiale ritrovato sono emersi rilevanti elementi probatori in aggiunta a quelli che supportavano la richiesta di custodia cautelare». È il procuratore di Perugia Nicola Miriano, che coordina l’inchiesta Hammam unitamente al Pm Alessandro Cannevale, a specificarlo. «Oggi - continua il procuratore - è stata compiuta un’attenta analisi delle risultanze investigative da parte del questore, e della Digos di Perugia e l’attività comunque prosegue con l’analisi del materiale sequestrato». Ad essere particolarmente monitorate quelle che sembrerebbero sostanze chimiche analoghe a quelle utilizzate per bombe «sporche» negli attentati falliti di Londra, così come specificato dal Direttore centrale dell’Ucigos, prefetto Carlo Di Stefano. Nel capoluogo, tuttavia, il riserbo continua ad essere massimo.

"Nessuna minaccia diretta ad aeroporti e acquedotti" «Da un’analisi attenta delle risultanze investigative non emerge al momento la sussistenza di potenziali, specifiche azioni criminali in danno di acquedotti, aeroporti o comunque luoghi identificati». È quanto specifica la Procura della Repubblica di Perugia in merito all’indagine.

Colto in flagranza Era in "pieno svolgimento" al momento dell’intervento della polizia l’attività di addestramento e propaganda dell’imam di Ponte Felcino e dei due marocchini arrestati con lui secondo quanto emerge dall’ordinanza con la quale è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Secondo il gip non dava anzi "alcun segno di prossima interruzione". Secondo la ricostruzione accusatoria, gli indagati stavano acquisendo nozioni sempre più dettagliate per compiere atti di terrorismo. Hanno inoltre manifestato "pena adesione" all’ideologia e alla prassi terroristica. Nel provvedimento si sostiene tra l’altro che l’imam risulta radicato sul territorio ma al tempo stesso avrebbe numerosi contatti con l’estero.