Terrorismo, sei arresti: volevano ricreare le Br "Pronti attacchi al G8"

Effettuati 6 arresti, perquisizioni e sequestri (mitragliette e bombe a mano, <strong><a href="/fotogallery.pic1?ID=1210" target="_blank">guarda le foto</a></strong>) anche a Sassari, Genova, Milano. L'organizzazione ruotava intorno a Luigi Fallico, Br della prima ora, che cercava di rilanciare la lotta armata. Sventato attacco alla Maddalena, <a href="/a.pic1?ID=358177" target="_blank"><strong>e Fallico dice: &quot;Dobbiamo fare qualcosa di grosso...&quot;
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Roma - Volevano ricostituire le Br. E ricominciare la lotta armata,a partire dal G8 della Maddalena (poi spostato all'Aquila). Sono sei complessivamente gli arresti, cinque in carcere e uno ai domiciliari, eseguiti dalla Digos di Roma nell'ambito dell'operazione antiterrorismo disposta dalla procura della Repubblica. Tra gli arrestati, secondo quanto si è appreso, c'é Luigi Fallico, ex brigatista della prima generazione che, accusato dagli inquirenti di riannodare le fila della lotta armata. Fallico, negli anni '80, era comparso marginalmente in alcune inchieste su gruppi satelliti che ruotavano intorno alla brigate rosse. Nell'operazione sono coinvolti esponenti genovesi, di Milano e un sardo. Quest'ultimo è stato bloccato a Roma dove era arrivato per incontrare Fallico. L'operazione è scattata dopo due anni di indagini fatte procuratore aggiunto Pietro Saviotti e dal sostituto Erminio Amelio. Ai domiciliari è finita una persona anziana, perché trovata in possesso di alcune armi. Nel corso delle perquisizioni sarebbero state scoperte anche bombe a mano, detonatori e mitragliette.

Fallico, ruolo cruciale £Un brigatista non va in pensione, un brigatista muore brigatista£. Così parlava in una intercettazione ambientale Fallico, romano ex terrorista delle Unità comuniste combattenti (Ucc), soprannominato il "corniciaio", e capo del gruppo di presunti terroristi che secondo gli inquirenti della procura di Roma "intendevano porsi nel solco delle Br" e ricostituire il Partito comunista combattente. Tra i 15 indagati vi sarebbero alcune persone dell’area milanese che dopo l’inchiesta del pm Ilda Boccassini sulle nuove Br si sarebbero "autocongelate". La Digos ha anche sequestrato numerose armi: una mitraglietta fabbricata in Croazia, bombe a mano e pistole con relativi munizionamenti, micce e detonatori. L’inchiesta è cominciata due anni fa ma, sottolineano gli inquirenti, a differenza del 1999 - quando le Brigate rosse colpirono con l’attentato mortale a Massimo D’Antona e si riproposero dopo anni di silenzio sullo scenario della lotta armata - le attività di investigazione hanno consentito di monitorare "sul nascere e sul crescere" questo gruppo. Dal materiale sequestrato gli inquirenti stanno cercando di capire se il gruppo ha compiuto rapine di autofinanziamento. Sicuramente il sospetto è quello che tentavano di "ripulire" denaro di provenienza illecita.

Attentato alla Maddalena Avrebbero progettato anche un attentato in occasione del G8 che si sarebbe dovuto tenere all’isola della Maddalena (poi spostato all’Aquila in seguito al terremoto), le persone arrestate nell’ambito dell’operazione antiterrorismo condotta dalla magistratura romana. La circostanza sarebbe emersa da una serie di intercettazioni alle quali sono stati sottoposti gli indagati. I reati contestati, a seconda delle posizioni, sono di associazione per delinquere finalizzata al terrorismo, banda armata e detenzione di armi. Dagli accertamenti è emerso che Fallico avrebbe contattato numerosi esponenti, alcuni dei quali già coinvolti come fiancheggiatori delle nuove Brigate rosse, nel suo progetto di ripristino della lotta armata. Tra i fiancheggiatori contattati, anche uno coinvolto nelle indagini sull’omicidio del giuslavorista Massimo D’Antona, ucciso in via Salaria il 20 maggio 1999. I milanesi coinvolti nell’inchiesta dei pm Pietro Saviotti ed Erminio Amelio avrebbero avuto legami con alcuni esponenti legati alle Brigate rosse e fatti arrestare negli scorsi anni dal pm Ilda Boccassini.

Gli arrestati Sono stati eseguiti a Roma e Genova gli arresti da parte della Digos di soggetti ritenuti dagli inquirenti gli eredi delle vecchie Brigate Rosse, pronti a riprendere la lotta armata e a ricostruire il Partito Comunista Combattente. Nella capitale, sono finiti in carcere Luigi Fallico, detto il "camiciaio", 57 anni, ex esponente degli Ucc negli anni Ottanta, Bruno Bellomonte, 60, rappresentante di spicco dell’indipendentismo sardo e Bernardino Vincenzi, 38. Nel capoluogo ligure le manette sono scattate ai polsi di Riccardo Porcile, 39 anni, e Gianfranco Zoia, 55, quest’ultimo raggiunto da un provvedimento di fermo emesso dalla procura e che dovrà essere convalidato dal gip di Genova. Arresti domiciliari, a Roma, per un anziano di cui ancora non si conosce il nome. I reati contestati, a vario titolo, vanno dall’associazione eversiva, alla banda armata, alla detenzione di armi. Gli indagati a piede libero, alcuni dei quali fermati a Milano per accertamenti o perquisiti, sono una quindicina. Secondo i magistrati della procura di Roma e gli agenti della Digos al lavoro dal 2007, questa operazione ha stroncato "sul nascere e sul crescere una formazione che si proponeva come erede del disegno eversivo sviluppato dalle Brigate rosse". Ciò emergerebbe dal ritrovamento di armi, di documenti, cartacei e informatici e dal contenuto di intercettazioni ambientali.

I figli di Morlacchi Sono quattro le persone residenti a Milano perquisite nel corso del blitz antiterrorismo eseguito dalla Digos. Tra questi ci sono, i fratelli Ernesto e Manolo Morlacchi e, un loro cugino, Kamo Capossi. Sembra che gli agenti dell’antiterrorismo li abbiano prelevati nel pomeriggio di ieri nei rispettivi luoghi di lavoro. Dovrebbero essere tutti incensurati. Dopo un lungo interrogatorio, sarebbero stati tutti rilasciati e non è chiaro al momento se siano o meno indagati a piede libero e per quali accuse. In totale sul territorio italiano dovrebbero essere state eseguite 10 perquisizioni, che avrebbero portato a cinque arresti più un’ordinanza di domiciliari, nessuno dei quali sarebbe dunque stato eseguito nel capoluogo lombardo. Ernesto e Manolo Morlacchi sono i figli di Pierino, uno dei fondatori delle Brigate rosse, per le quali, nel 1970, organizzò la prima brigata milanese nel quartiere Giambellino.

Un sardo nella rete È un dirigente del movimento "a Manca pro s’Indipendentzia" il sardo arrestato a Roma dalla Digos nell’ambito di un’operazione antiterrorismo. Si chiama Bruno Bellomonte ed è componente del "Direttivu Politicu Natzionale" dell’organizzazione. L’ha reso noto lo stesso movimento, spiegando che dalle notizie frammentarie ricevute l’accusa a suo carico sarebbe di partecipazione a banda armata e associazione sovversiva. "A Manca pro s’Indipendentzia, organizzazione comunista indipendentista in lotta per l’indipendenza nazionale della patria sarda e per la liberazione del Popolu Traballadore Sardu, rivendica con forza - si legge in una nota - l’appartenenza del compagno Bruno Bellomonte alla propria e solo alla propria struttura organizzativa e al Movimentu de Liberazione Natzionale Sardu più in generale. Il compagno si è sempre distinto nelle lotte anticolonialiste e indipendentiste che l’organizzazione a Manca pro s’indipendentzia ha in questi anni portato avanti per la liberazione nazionale e sociale del nostro popolo; la sua eccellente condotta rivoluzionaria è sempre stata alla luce del sole e non ha mai avuto alcunché di clandestino né di armato".

Maroni: "Volevano ricostruire le Br" "Le persone arrestate nell’operazione della Digos di Roma - ha spiegato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni - si accingevano a ricostruire una struttura operativa delle Brigate rosse, pronta a colpire con azioni eclatanti". Subito dopo l’operazione, il titolare del Viminale si è congratulato con il capo della Polizia, prefetto Antonio Manganelli, e con il questore di Roma, Giuseppe Caruso. "L’operazione condotta questa mattina dalla Digos - ha aggiunto il ministro leghista - è di eccezionale importanza, perchè è stata impedita la riorganizzazione della lotta armata in Italia".