Il terrorismo? Si vince anche vietando certi sermoni

Com'era prevedibile, l'espulsione dell'imam marocchino Bouriqi Bouchta, che predicava a Torino, seguita da quella di un suo collega di Como, ha sollevato un coro di proteste da parte dell'estrema sinistra, che grida alla censura nei confronti di semplici opinioni e all'atteggiamento servile nei confronti degli Stati Uniti, i cui servizi avevano denunciato questi personaggi come pericolosi. Dal momento che chi scrive è stato indicato da più di un giornale come «suggeritore» dell'espulsione di Bouchta, preciso di non avere mai scritto, né di avere elementi (naturalmente, è possibile che altri ne abbiano) i quali provino che l'imam tenesse qualche bomba nascosta in moschea. Mi sono limitato a far notare che Bouchta fa parte di una corrente ultra-fondamentalista che semina odio verso l’Occidente e tiene una posizione quanto meno ambigua in tema di terrorismo.
Ci sono dei facili argomenti ad hominem contro gli esponenti della sinistra che tuonano a favore degli espulsi. Anzitutto, sono garantisti a giorni alterni: si indignano perché in questi casi è stato riscontrato quello che si potrebbe chiamare un concorso esterno in associazione terroristica, ma non risulta che abbiano mai protestato quando altri - vedi caso, esponenti dello schieramento politico avverso - sono stati incriminati o spediti in galera per il non meno sfuggente concorso esterno in associazione mafiosa. In secondo luogo, chi grida più forte rappresenta partiti - Rifondazione Comunista e i Comunisti Italiani - che fanno l'apologia sistematica del regime di Cuba, dove chi esprime opinioni contrarie a Fidel Castro sarebbe ben lieto di essere espulso. Invece, si fa normalmente una ventina d'anni in campo di concentramento, anche se è vero che spesso la pena è misericordiosamente abbreviata dalla morte del dissidente.
Ma, dal momento che siamo garantisti tutti i giorni della settimana, non possiamo accontentarci di queste risposte ad personam. Dobbiamo prendere il toro per le corna e dire con tutta franchezza che si stanno espellendo persone che non praticano - o così sembra - il terrorismo ma si limitano a giustificarlo o teorizzarlo. In linea di principio, sono proprio «reati di opinione» che, in condizioni normali, non dovrebbero essere perseguiti in una democrazia occidentale. Il punto, però, è che non viviamo in condizioni normali. Il terrorismo ultra-fondamentalista islamico ci ha dichiarato guerra, e recluta i suoi soldati attraverso certi sermoni tenuti in certe moschee. Se non si fermano i sermoni, non si ferma il reclutamento. La Francia di Chirac - sarà anche lui un servo degli Stati Uniti? - ha capito l'antifona e di imam di questo genere ne ha espulsi non quattro o cinque, ma una sessantina.
Restano due problemi. Uno è di polizia: alcuni che fanno più danni di Bouchta non si possono espellere perché sono cittadini italiani. Il problema è ben noto in Inghilterra, e delicato: può essere risolto solo tramite leggi che incriminino l'apologia del terrorismo e l'appoggio logistico alle reti di reclutamento, in modo che chi non può essere espulso finisca in prigione. Il secondo problema è politico, e riguarda Romano Prodi, il quale può vincere le elezioni solo tenendo a bordo della sua variopinta barca esponenti della sinistra estrema che, in tema di terrorismo e di sicurezza, sembrano sentirsi più vicini all'imam Bouchta che alle forze dell'ordine o ai carabinieri impegnati a Nassirya. Il problema è suo, ma se vincesse le prossime elezioni diventerebbe di tutti gli italiani.