Terroristi e antagonisti: l'illegalità delle parole

Si può dare una lettura minimale e una lettura massimale della denuncia fatta dei nuovi terroristi dal ministro degli Interni. A sostegno della lettura minimale sta soprattutto l'immagine che i servizi segreti danno di questa loro lunga corsa al seguito di biciclette dotate di strumenti di alta tecnologia. I servizi narrano di persone che rimangono isolate l'una dall'altra e comunicano con complicati rituali per evitare pedinamenti. Nessuno dei loro compagni di lavoro sospetta la loro identità, non sono pesci nell'acqua ma piuttosto eremiti associati e silenziosi, taciturni e veloci. Aurora, il loro giornale semiclandestino, non ci dà testi significativi, non sembra che ci sia una svolta del pensiero che abbia determinato l'insorgenza di una nuova generazione terrorista, di cui conosciamo soltanto il silenzio. D'altro lato il vero problema che consente una lettura massimale è il fatto che il linguaggio dei nuovi supposti terroristi che i servizi ci riportano è estremamente analogo a quello dell'antagonismo ufficiale.
Rina Gagliardi scrive su Liberazione, il quotidiano di Rifondazione, che bisogna rivalutare il termine di comunità. E lo dice in riferimento alla comunità locale di Vicenza, che sente impegnata nella protesta contro l'ampliamento dell'aeroporto militare americano. Infine la comunità locale è stata protagonista di tutte le lotte più radicali di questo tempo, al vertice di esse c'è la Val di Susa, che è riuscita ad imporre a livello nazionale la sua battaglia sul no Tav.
E sull'Aurora i nuovi terroristi scrivono che «le dinamiche di questa protesta popolare che ha spazzato via le barriere istituzionali in modo spontaneo hanno dimostrato che la lotta di popolo può diventare autonoma e incontrollabile». Ed infatti l'interruzione di legalità e l'occupazione di strade, porti, aeroporti, sono avvenute contro gassificatori e depuratori, contro le opere pubbliche. Solo nel caso del contratto nazionale della Fiom le occupazioni di territorio sono avvenute per causa di lotte sindacali. Questo mostra che il radicalismo si è aggiornato ed il livello terrorista di esso ha integrato l'antagonismo legale. La vera ragione che permette una lettura massimale è il fatto che il medesimo linguaggio può essere usato in termini eversivi, e non eversivi, ma che, in ambedue i casi, esso evoca una rottura della legalità. Il mezzo è lo stesso, diversi sono i metodi: mettere acidi e benzina alla sede di un giornale non è la stessa cosa che bloccare ad Avigliana le forze di polizia intervenute per rendere possibili i lavori di costruzione dell'opera. Il linguaggio dell'antagonismo può essere parlato legittimamente ed usato eversivamente. In ogni caso però comporta l'antitesi di un soggetto con lo Stato, sia pure in forme diverse. Viene spontaneo pensare che i tempi della denuncia del ministro Amato siano stati scelti con un occhio alla manifestazione di Vicenza e non all'imminenza dell'attentato di Pasqua. A Vicenza tutto il sistema di pensiero anticapitalista, antioccidentale, antiamericano, antiberlusconiano, pacifista, può manifestarsi nell'arco totale delle sue differenziazioni interne, in tutta la gamma dei suoi colori.
Il segretario di Rifondazione Giordano vuole vedervi la prova che Rifondazione rimane il movimento dei movimenti e che, là dove essi operano in pienezza, essa è totalmente con loro. Ma Amato ha evocato di fronte alla grande riunione antagonista un convitato di pietra di cui ha appena disegnato la figura: il nuovo terrorista, quello che parte non più dalla classe ma dalla comunità locale, non dalla parte ma dall'insieme. Ora è certo che qualunque cosa si dica di antagonista sarà letto in chiave terrorista, questo è il problema. È singolare che il Corriere della Seradedichi un editoriale per indicare come evento la dissociazione di Epifani e la Stampa scriva che ritorna la classe operaia, ritorna il lavoro manuale. Che è come un elogio alla Fiat. Ma a Vicenza la comunità del populismo di sinistra pacifista e antimperialista sarà la vera protagonista: con l'area legale e con l'area eversiva ma con il medesimo linguaggio.
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