«Terroristi» nel teatro, panico e proteste

L’assalto e il rapimento in sala sono simulati, ma il pubblico non lo sa

Al Verdi come al Dubrovka di Mosca: il finale lo decidono i guerriglieri. Finti, per carità, e anche pieni di attenzioni e gentilezze verso gli ignari spettatori, ma mai come in questo caso, il colpo di teatro può essere apoplettico. È successo che al Verdi sia stata ospite per tre serate la compagnia sperimentale di un giovane musicista milanese con Nascita e morte prematura di uno spettacolo musicale. La pièce s’intreccia su una logora relazione fra due orchestrali con un sottofondo di quartetto d’archi e chitarra, ma non è questo il punto. Sta di fatto che quando i due sembrano ritrovare l’armonia passata, trasferendo agli spettatori una sorta di non richiesta gratificazione, a sorpresa irrompono nel teatro decine di uomini armati che urlando li trascinano fuori dalla sala. Il pubblico è ignaro. Difficile capire se l’assalto dei gurriglieri (o terroristi?) fa parte dello spettacolo, armi (che sembrano vere) e urla si confondono e c’è chi ha richiesto l’intervento di un medico per un principio di attacco di panico. Altri, più prosaicamente, hanno invece preteso il rimborso del biglietto. Autore e regista hanno almeno avuto la felice intuizione di accreditare un dottore in sala, fondamentale visto i volti da «fantasmini» terrorizzati degli spettatori. L’aspetto sadico della faccenda ha un’altra coda: non c’è stato neppure il passaparola di chi aveva già visto lo spettacolo, la platea è rimasta senza fiato anche nelle serate successive. L’autore ha spiegato che il finale gioca con il panico latente che fa ormai parte del subconscio di noi occidentali. Infatti qualcuno decide di svagarsi un paio d’ore andando a teatro e lasciarsi rapire... O forse questo è solo il naturale contrappasso per chi decide di assistere a una piece sperimentale, fosse anche la prima e poi ultima volta, e non per sua volontà.