La terza via di Rutelli sulla bioetica sbarra la strada a Franceschini

RomaSarà che, come dicono alcuni suoi compagni di partito, «ha fatto una buona scuola da piccolo», con i radicali di Marco Pannella. Sarà che negli anni ha più volte dimostrato la propria abilità nell’uscire dall’angolo.
Fatto sta che a sorpresa, in 24 ore, Francesco Rutelli è riuscito ad escogitare una sorta di uovo di Colombo che lo ha messo al centro del dibattito feroce in corso sul testamento biologico. Aprendo contraddizioni nel suo schieramento e anche nella maggioranza, e ritagliandosi - in un Pd che si sposta a sinistra col nuovo segretario - un nuovo ruolo di contraltare centrista e di mediazione con la maggioranza.
E ora l’emendamento Rutelli rischia di diventare per molti la sola via di uscita dal muro contro muro tra proibizionisti ad oltranza e liberal, cattolici fondamentalisti e laici. Mandando all’aria la traballante mediazione interna messa faticosamente insieme dal Pd, che ieri è tornata nuovamente in alto mare costringendo il segretario Dario Franceschini ad accorrere al Senato.
La soluzione Rutelli, che ricalca la «linea Panebianco» sostenuta dal Corriere della Sera, propone in pratica di non intervenire con divieti né legalizzazioni: «L’ultima parola su alimentazione e idratazione e altri tipi di cure non può spettare al giudice né al sacerdote né al parlamentare, ma al medico, sentiti i familiari e il fiduciario», spiega.
L’emendamento, presentato in solitario e all’ultimo minuto, ha raccolto consensi trasversali e causato sconquassi nel Pd. Applausi sono arrivati da Casini («Un atto di coraggio») a Capezzone («Un metodo che va apprezzato») a Formigoni («Giusta direzione»), fino al Pd Giorgio Tonini: «Nel merito, mi pare una posizione migliore della nostra. E se la maggioranza, magari per far dispetto a noi, la accoglie, credo che l’Italia gliene sarà grata».
Ieri Rutelli ha tenuto una conferenza stampa dai toni bellicosi, anzi «incavolati», come lui stesso ha detto, con tanto di pugni battuti sul tavolo. Se la è presa l’Unità, che lo ha accusato di «spaccare il Pd», ma parlava a nuora perché suocera, ossia lo stato maggiore del partito, intendesse: «È intollerabile e indecente presentare la mia posizione in modo distorto e falso, spacciandola per la posizione di chi vuole ingraziarsi il clero o vuole provocare una scissione nel Pd. È una deriva che deve finire». Il partito, è il messaggio a Franceschini, deve «garantire effettiva pari dignità alle diverse opinioni, e attivarsi perché non avvengano queste distorsioni delle posizioni di un parlamentare che ha fatto il suo dovere e cercato una soluzione. A meno che - e non voglio pensarlo - su alcune materie ci sia una linea obbligatoria, bulgara».
A Franceschini è toccato correre subito ai ripari, da un lato spalleggiando la capogruppo al Senato Anna Finocchiaro, già esasperata dall’ammutinamento di Dorina Bianchi, improvvidamente messa a guidare le truppe Pd in commissione Sanità e che invece fa la dissidente. E dall’altro tendendo la mano a Rutelli per spegnere la polemica prima che divampi, con Paola Binetti che già strilla che il Pd «vuole legittimare il suicidio assistito» e Beppe Fioroni che contesta la «posizione prevalente» difesa dal segretario e dice: «Non può diventare un vincolo». E con tutta l’ala cattolica che, al momento del voto, potrebbe disertare l’emendamento ufficiale del Pd e confluire su quello di Rutelli. Franceschini dunque benedice l’iniziativa di Rutelli: «È da rispettare fino in fondo e non bisogna leggerla come una manovra politica». E se l’è presa con chi «ha la passione di rappresentare su ogni tema una spaccatura del Pd», che invece «su un tema così delicato come il testamento biologico è largamente unanime su 14 punti su 15». Peccato che il quindicesimo, sull’alimentazione forzata, sia quello fondamentale.