UN TERZINO SALVA L’ITALIA DEL TRIDENTE

Franco Ordine

nostro inviato a Glasgow

Serve la zampata di un terzino nemmeno molto famoso da queste parti, Fabio Grosso, classe ’77, Palermo il suo club, per limitare i danni di questo viaggio nella verde Scozia ed evitare lo sfregio di una sconfitta sul gonfalone azzurro e sulla marcia nel girone di qualificazione mondiale. Una zampata autentica, resa ancor più velenosa da una galeotta deviazione, rimette in equilibrio il risultato di ieri sera a Glasgow e anche l’esito complessivo del mondiale. Il 2 a 0 rifilato dalla Moldavia sulla schiena della Bielorussia è infatti un piccolo, indiretto favore. Ma non è questo, per fortuna, il punto da cui bisogna ripartire per decifrare l’ennesimo pareggio dell’Italia di Lippi (cinque su 14 partite), già fermata sul pari a Oslo prima di abbassare la saracinesca a giugno scorso: per trovare un confortante successo del calcio azzurro bisogna rinculare fino alla notte umida di San Siro, marzo di quest’anno, il 2 a 0 sulla Scozia con i due squilli di Pirlo su punizione. È un po’ pochino, vien da pensare e da segnalare. Specie se si tiene conto del fatto che la Scozia rivista ieri, e ammirata nella sua singolare formula tattica (4-1-4-1), occupa solo il posto numero 86 nella graduatoria mondiale della Fifa, senza poter contare su qualche esponente di rilievo del calcio britannico. I ragazzi del ct Smith son tutti corridori, tignosi, si spendono per oltre un’ora, cavano da una imboscata laterale il frutto dolcissimo del gol (cross dalla destra dove Zambrotta apre un buco clamoroso, Zaccardo accorcia su Miller ma si lascia bruciare nello scatto e gli altri sodali, Nesta e Cannavaro non riescono a rimediare) e poi si rifugiano nella loro metà campo difendendo con le unghie il vantaggio. Cadono una sola volta, da angolo, e nel finale arrembante degli azzurri, lasciano ai rivali un’altra palla gol a Vieri (dormita di Alexander).
La mezza delusione di Glasgow è la somma algebrica di numerosi errori e omissioni. Cominciamo dal ct Lippi, autore di scelte discutibili, per non definirle balzane. E si badi bene, qui non si difende Gilardino, scoperto ad Ascoli in palese ritardo, e bollato da una serie di insufficienze alla prima di campionato. No, qui si discute la scelta di far partire al fianco di Vieri Iaquinta che è un semidebuttante e che non ha certo l’esperienza internazionale di Del Piero, né la stazza di Toni, visto in gran spolvero a Firenze. Iaquinta, come partner di Vieri, è un mezzo fallimento. E del celebrato tridente, non si colgono tutti gli effetti positivi, perciò. Poi c’è il problema aperto sull’argine difensivo destro. Lippi, dopo il noto litigio (ai tempi dell’Inter), cancellò dalla sua agenda personale Panucci, che, si badi bene, non è certo Nilton Santos ma al confronto di Zaccardo, dei suoi timori, pare un gigante. Al mondiale, con Zaccardo, non si può andare: poche storie. E se Bonera non convince, forse è il caso di cambiare ancora indirizzo. O si punta su un altro giovanotto, tipo Diana, arretrandolo, oppure si inventa uno nuovo di zecca, come accaduto nella ripresa, con Zambrotta a destra e Grosso utilizzato sul binario mancino. Anche le altre scelte, in centrocampo, tradiscono qualche errore di valutazione. De Rossi, per esempio, non si lascia preferire a Camoranesi: è troppo acerbo. Infine lo sfondone commesso dal ct sul piano tattico, che è poi la sua materia. La Scozia si schiera con un mastino davanti alla difesa, Dailly, che si dedica alla cura di Totti, più quattro centrocampisti. In 5 contro i 3 azzurri, la superiorità numerica è vistosa mentre in difesa i quattro restano in posizione a farsi fare cucù da Miller, una specie di trottolino che scappa da tutte le parti. Lippi rimedia nella ripresa anche perché, nel frattempo, la Scozia gioca a difesa di quel vantaggio e non riesce neppure a organizzare un solo tiro in porta contro Peruzzi.
Il tridente non convince ma non certo per colpa di Totti o di Pirlo i quali, dalle retrovie, tengono ago e filo e riescono a ricucire tutti gli sbreghi, a rammendare il gioco, a tenere in piedi la nazionale, a spingerla e a guidarla secondo schemi collaudati e resi inefficaci solo dal discutibile contributo dell’attacco. Vieri è l’unico terminale in funzione: una volta lo anticipa un difensore, una volta sbaglia lui davanti alla porta. Fine della trasmissione. Benedetto Grosso, allora. Non è allegra la situazione in vista dell’appuntamento di Minsk, mercoledì sera, contro la Bielorussia. Zambrotta e De Rossi, ammoniti, risultano squalificati. Qualcuno, tipo Pirlo o Vieri, da far rifiatare. Forse è il caso di non fare troppo i permalosi e di richiamare rinforzi dall’Italia.