Il Terzo polo applaude: mano tesa al governo

Democratici isolati. Bersani insiste: dimissioni del governo. Ma Fli e Casini aprono. Bossi: la Bce comprerà i nostri bond

Roma - L’appello di Napolitano al dialogo e al senso di responsabilità viene letteralmente stracciato da Bersani. Il quale porta il suo Pd su posizioni di scontro frontale e di fatto frantuma l’unità delle opposizioni. A dispetto dell’emergenza finanziaria, il capo del principale partito dell’opposizione continua nel suo refrain: tutta colpa di Berlusconi che se ne deve andare. Neppure l’anticipo del pareggio di bilancio, annunciato dal governo in serata, viene accolto con favore: «L’anticipo della manovra al 2013? Senza correzioni è da irresponsabili» è la nota lasciata partire dal partito appena terminata la conferenza stampa di Tremonti, Berlusconi e Letta. Insomma, Bersani si infila la tuta da squatter e diventa il «signor no» su ogni cosa. Conti a posto prima del previsto? Non se ne parla. Mettere in Costituzione l’obbligo del pareggio di bilancio? Non se ne parla. Da Lampedusa e Cinisi, il segretario del Pd continua come un disco rotto: «Dobbiamo lanciare un messaggio al mondo per dire che l’Italia ha capito. Berlusconi faccia un passo indietro. Si formi un governo nuovo per dare risposte al Paese».
Perfino il futurista Bocchino si mette la mano sulla coscienza e ammette: «La conferenza stampa di Berlusconi e Tremonti rappresenta oggettivamente un segnale di discontinuità da cui emerge maggior senso di responsabilità da parte del governo». Un’apertura non da poco. «Futuro e Libertà - prosegue - ritiene di avere il dovere verso gli italiani e verso la Nazione di cogliere questo segnale nella speranza che non si tratti dell’ennesimo proclama. La costituzionalizzazione del pareggio di bilancio e l’anticipo dell’equilibrio economico ci vedono positivamente interessati». E pure Rutelli tende la mano: «Confermiamo la nostra collocazione all’opposizione, ma anche lo spirito di serietà nazionale che anima il Terzo Polo». Bersani no. A lui l’incendio della casa interessa relativamente. Così, preferisce tuffarsi tra le braccia di Antonio Di Pietro che, allo stesso modo, continua a credere che per far smettere la tempesta finanziaria vada cambiato il timoniere. Quindi occorre remare contro. «È meglio che Berlusconi e Tremonti vadano in vacanza se le proposte per uscire dalla crisi sono quelle che hanno esposto - dice in una nota Felice Belisario dell’Idv - auspico che la prossima conferenza stampa sia quella in cui si annunceranno le dimissioni dell’intero governo».
E mentre Casini non commenta nel merito le misure decise da palazzo Chigi, ma continua a sostenere che «dobbiamo fare uno sforzo», visto che «maggioranza e opposizione devono trovare il modo di dialogare perché l’Italia va a fondo e si rischia di ritrovarsi tutti sotto le macerie», Bersani persegue nel fare il tifo per gli speculatori chiedendo o un nuovo governo o elezioni subito.
Sconsolato il commento del vicepresidente del Pdl Massimo Corsaro: «Che tristezza il Pd, si comporta come quei giapponesi che sono rimasti per anni nelle isole del Pacifico convinti che ci fosse ancora la guerra. Ai pasdaran bersaniani va ricordato che siamo nel pieno di una crisi internazionale che non si combatte con le zuffe di periferia».
Soddisfatto invece il leader della Lega Umberto Bossi: «Bene Berlusconi e Tremonti, la Bce ci ha garantito che facendo il pareggio di bilancio un anno prima, da lunedì ci comprerà i titoli di Stato. La Lega non andrà al mare, lavoreremo per l’economia e le imprese.