Terzo polo a braccetto coi comunisti: liste separate ma in realtà sono alleati

Sul palco del corteo del Primo Maggio immortalati, in un momento di grande familiarità, gli esponenti
del Terzo Polo (Udc, Fli e Api) e della sinistra. In testa il
candidato-presidente del Consiglio comunale Manfredi Palmeri, il
collega-candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia con i suoi

A volte un’immagine vale più di tante parole. Ci sono foto che si commentano da sole, e - in politica per esempio - illustrano linee, rotture e alleanze. Sembra proprio il caso di questo scatto di due giorni fa. Siamo in piazza della Scala, al corteo del Primo maggio. La parola tocca a sindacalisti e lavoratori - ma non al rappresentante del Comune, l’assessore Giovanni Terzi, vittima di una sorta di scomunica targata Cgil. Sul palco intanto vengono immortalati, in un momento di grande familiarità, gli esponenti del Terzo Polo (Udc, Fli e Api) e della sinistra. In testa il candidato-presidente del Consiglio comunale Manfredi Palmeri, il collega-candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia con i suoi uomini, poi l’ex parlamentare europeo di Rifondazione Comunista Vittorio Agnoletto, candidato dai partiti comunisti (Pdci e Prc) alla presidenza della Regione nel 2010, il deputato Pierluigi Mantini, eletto nel Pd e passato all’Udc, il senatore Giuseppe Valditara, ex An, eletto nel Pdl e oggi coordinatore regionale di Futuro e Libertà. L’immagine ha un valore politico. Inquadra esponenti di partiti e coalizioni (sinistra e Terzo polo) che formalmente - sulla scheda - sono (ancora) rivali, ma politicamente perseguono, da posizioni diverse, lo stesso disegno: far perdere Letizia Moratti, con lei il Pdl e la Lega, e così indebolire il governo Berlusconi. Fli e Udc sono dentro la maggioranza che ha governato Palazzo Marino, ma - per la ragion politica - oggi anche Milano si propongono come forza d’opposizione al centrodestra. Gli uomini più vicini a Gianfranco Fini lo hanno detto apertamente (pare su sua indicazione): «In caso di ballottaggio con la Moratti sceglieremo Pisapia». La necessità di non rompere con l’Udc e di non confondere ulteriormente i pochi elettori rimasti impediranno forse un pronunciamento così drastico da parte di Palmeri. Ma si sa: a volte un’immagine vale più di cento dichiarazioni.