Il terzo polo sceglie la sanità per far le scarpe a Formigoni

««I dirigenti della sanità devono essere scelti in base al merito e non per la loro fedeltà ai partiti». Ancora una volta Milano diventa laboratorio politico. Dopo l’annuncio della mozione di sfiducia al governo Berlusconi, è qui che ieri alle Stelline c’è stata la prima uscita ufficiale della trimurti Fli-Udc-Api. Ovvero prove generali di terzo polo con vista sulle elezioni di maggio per il sindaco da utilizzare come test. E, per cominciare, si butta a mare il tentennante Gabriele Albertini perché il nuovo polo «non si impiccherà» sulla sua candidatura. «Albertini è un’opzione che noi continuiamo a considerare, ma certamente se poi lui dovesse dire di no - ha spiegato Bruno Tabacci (Api, quella di Francesco Rutelli) - non è che noi ci suicidiamo». Più duro ancora Pierluigi Mantini (Udc): «Noi non dipendiamo da Albertini». Mentre il capogruppo in consiglio comunale Pasquale Salvatore assicura, dopo gli attacchi della Lega, che l’Udc è pronta a lasciare la giunta Moratti. Ma comunque, indipendentemente dall’ex sindaco, per Fli, Udc e Api percorso comune e insieme alle urne. «Ognuno con le proprie liste - specifica il coordinatore regionale di Fli Giuseppe Valditara - Ma all’interno di un unico programma e di una visione unica della città e dei suoi problemi».
Per ora si parla di sanità. Con l’invito alla politica di «tener giù le mani» e la richiesta di un comitato per valutare le candidature dei dirigenti costituito da professori universitari, rappresentanti delle associazioni di categoria e dagli ordini dei medici che vagli preliminarmente gli oltre 700 candidati a dirigere Asl e aziende ospedaliere lombarde. «Questa - spiega Mantini insieme al consigliere regionale Enrico Marcora - è una proposta che rivolgiamo a Formigoni e non al vento». Una proposta che arriva a un mese dalla scadenza, il 31 dicembre, di 44 direttori generali Asl, a cui vanno aggiunte le cariche delle Aziende ospedaliere. «Abbiamo messo in piedi questo tavolo - ha sottolineato Valditara - che riunisce chi crede in una politica che fa riferimento a valori come merito e trasparenza». Dopo «gli scandali nella sanità lombarda - continua - riteniamo che nella sanità la politica debba fare un passo indietro». Per questo la proposta è di istituire «un comitato di selezione di altissimo livello che valuti e scremi le candidature. Abbiamo già il sì di Enrico Decleva e Marcello Fontanesi». E Tabacci accusa: «Se la sanità in Italia costa 110 miliardi di euro, il peso della intermediazione politica non è inferiore al 25 per cento».
«L’area - spiega Mantini - che si è aperta tra una personalità rispettabile, ma di sinistra come Giuliano Pisapia e la Moratti che ha avuto le sue difficoltà nel primo mandato, è molto estesa. Un’area che noi vorremmo rappresentare in termini di una forte proposta di governo civica e centrista».