Ma al Terzo polo serve l’accordo con se stesso

Al centro del difficile mosaico che il primo turno consegna alla città c’è una tessera tutta da collocare: il Terzo polo. I partiti che hanno sostenuto la candidatura di Manfredi Palmeri sono per due terzi una «costola» del centrodestra: Udc e Futuro e Libertà. Ma mentre i primi si percepiscono come moderati e formalmente sono ancora dentro maggioranza e giunta uscente, i finiani coltivano prospettive più conflittuali col Pdl. Il risultato delle due liste (Udc da un lato, Fli-Api dall’altro) è deludente in termini percentuali, ma il candidato-presidente del Consiglio comunale - candidato senza troppo entusiasmo dai centristi di Pierferdinando Casini e da Gianfranco Fini - può vantare un 5% abbondante, con uno scarto rispetto al voto di lista che dà il senso di un discreto successo personale. Manfredi parla di un risultato straordinario. «Io - spiega parlando del ballottaggio - guardo alla città non guardo né all'uno né all’altro candidato. Guardo a quello che dicono e fanno, ma se dicono e fanno quello che hanno fatto finora, la delusione aumenterà». Per Palmeri in ogni caso «da oggi inizia una fase costituente, anzi ricostituente». Certamente non è lui il «padrone» del gruzzoletto di voti raccolto, tutto è affidato a un equilibrio difficile fra candidato e partiti, e al loro interno fra istanze e locali e romane. Dentro il Fli ci sono state spinte nette per un’alleanza anti-berlusconiana a Milano - sembra in qualche modo incoraggiate dallo stesso Fini. Ma altrettanto nettamente sono state neutralizzate dall’anima più moderata del partito. Ieri, a spoglio ancora parziale, l’ex ministro Adolfo Urso ha subito messo le cose in chiaro, per evitare se non altro fughe a sinistra: «Nelle democrazie dirette e bipolari è normale che al secondo turno si converga sui candidati con i quali si hanno maggiori affinità culturali e politiche, quindi programmatiche». Una dichiarazione letta come favorevole a un’alleanza con la Moratti. Dall’altra corrente del partito, Italo Bocchino ha invece specificato: «Noi siamo distinti e distanti tanto da Moratti quanto da Pisapia. Vogliamo prima capire cosa faranno e proporranno i due contententi che arriveranno al secondo turno». Difficile capire se le anime finiane potranno troverare un accordo. C’è poi, a complicare il quadro, un Udc che ancor più difficilmente può sostenere un candidato ultralaico come Pisapia. E qualcuno nell’Udc locale - che resta formalmente nella giunta uscente - lo ha già detto chiaramente. Al contrario un Udc che tende a guardare a sinistra, il segretario regionale Savino Pezzotta, ha già avvisato: «Non faremo sconti a nessuno». «Non siamo ai saldi di fine stagione - ha detto anche Casini - Piuttosto che squalificare il nostro progetto politico non faremo la nostra scelta». Giuseppe Valditara fa sapere che la richiesta sarà «solamente di realizzare alcuni punti programmatici». Ma indirizzata a chi?