Terzo valico, banche e imprese si ribellano a Regione e governo

Burlando: «Gli allarmisti dicono fesserie» Odone e Berneschi: «Basta schiaffi, opera fai da te»

(...) marciare uniti sull’obiettivo Terzo Valico. Adesso da una parte c’è la Liguria delle istituzioni, dall’altra c’è la Liguria dell’economia. Una contro l’altra, a guardarsi in cagnesco e a dirsene di ogni.
Ieri mentre in Camera di Commercio il presidente Paolo Odone annunciava, con Industriali, categorie tutte e con il presidente di Banca Carige Giovanni Berneschi, la strategia di attacco al governo «contro un affronto che non accetteremo», in Regione il governatore Claudio Burlando liquidava stizzito le proteste: «Fesserie». Secondo Burlando infatti «è giusto chiudere le gallerie del Terzo Valico perchè costano», e anche «indirizzare i fondi disponibili verso altre priorità», cioè sulla Torino-Milano-Napoli come fa l’emendamento del governo che ha messo in fibrillazione la città. E mentre Odone e Berneschi dicevano che i soldi ci sono se li si vuol trovare, Burlando ribatteva così: «Sul Valico sono state dette e scritte tantissime fesserie da molte persone, compreso il presidente degli industriali Marco Bisagno. Non è vero che è stata spenta una luce, che si è chiuso un sogno. Sono tutte delle grandi fesserie alimentate dai giornali, perchè i soldi per questa opera non ci sono mai stati. Dei cronisti seri avrebbero dovuto dire a chi annunciava gli stanziamenti di mostrarli. Invece per questa opera sono state stanziate cifre ridicole: sarebbe come se io mi volessi comperare una villa da dieci miliardi e mettessi via centomila lire al mese».
Guerra, e con quali bordate. Ieri Odone e Berneschi non ne hanno risparmiate a nessuno. A Burlando l’ex ministro dei Trasporti: «Alla Liguria mancano contatti a Roma, soprattutto alle Ferrovie». Beccati questa e anche quest’altra: «È inutile che andiamo in Cina a fare grandi accordi quando qui non sappiamo come portare via le merci dal porto». Agli enti locali in generale, Autorità portuale compresa: «C’è un silenzio assordante e se abbiamo ricevuto questo schiaffo la colpa è anche delle istituzioni, che si sono mosse in modo non sufficiente o in ordine sparso». E al governo Prodi, che «non ha compreso a fondo le necessità del Paese sulla logistica» e «vuol penalizzare la Liguria». Parola d’ordine fare lobby, perché «è inutile star sempre qui a mugugnare fra di noi» avverte Berneschi e perché, aggiunge in serata Claudio Scajola: «il Governo crede poco a questa Liguria». Dice Burlando che basterà aspettare la conclusione delle linee ad alta velocità già avviate e poi sarà il nostro turno? «Dite a Burlando che intanto la Liguria muore: le imprese non possono aspettare che lui fra tre anni ci dica se l’opera si farà e quando» replicano le categorie economiche.
Quindi? Semplice, c’è «il fai da te», così Odone definisce il project financing, che significa che i privati ottengono una concessione, finanziano l’opera e rientrano degli investimenti attraverso i pedaggi, come per le Autostrade. La sua proposta Berneschi ieri l’ha urlata: «Poiché il governo non ha i soldi e mai li avrà, ci dia una concessione di almeno 50 anni, e poi vedrà se il sistema bancario non è in grado di finanziare l’opera: ci sono fior fior di banche e imprenditori pronti a investire, che chiedono solo certezze». Certo che dare moneta vedere cammello: «Senza la certezza di avere la concessione io non posso andare sui mercati internazionali a cercare risorse», è la risposta a Regione e governo che fino a qui hanno invitato i privati a presentare un piano finanziario e poi si vedrà. E certo anche che «poi le ferrovie non ci devono mettere becco», e che «le concessioni una volta date non si toccano, altrimenti un Paese perde credibilità», altro che la riforma voluta dal governo per osteggiare la fusione Autostrade-Abertis. Aggiunge Odone che «noi e le banche possiamo fare tutto insieme: il governo ha recuperato 37 miliardi di maggiori entrate? Bene, ci dia 400 milioni all’anno per dieci anni, è solo una piccola fetta della torta». Visto da loro, il treno veloce Genova-Milano può partire domani, «visto che il progetto è già stato approvato». Parlano di proteste eclatanti, ma non faranno serrate né manifestazioni in giacca, cravatta e ventiquattrore.
Invece, presenteranno la proposta del «fai da te» direttamente al presidente del consiglio Romano Prodi. «Lo inviteremo a Genova anche per dirgli che le Fs non possono fare le scelte che spettano alla politica». Subito? «No, dopo l’approvazione della Finanziaria e dopo Natale, a gennaio o febbraio». Tardi? E vabbè, intanto si fa lobby. A proposito. Berneschi invita i cronisti a farla pure loro, a scrivere che senza Terzo Valico «sarà dura dare prospettive di lavoro ai nostri figli». Burlando li attacca dicendo che montano casi inesistenti. Stai a vedere che se non lo faranno, il Terzo Valico, sarà anche un po’ colpa dei giornalisti.