Terzo Valico, così i privati infilano Prodi nel tunnel

Domani il piano finanziario al governo. C’è anche Mediobanca E senza Ferrovie l’opera potrebbe costare un miliardo in meno

Anticipano solo che sarà «un piano finanziario altamente innovativo». Al governo lo presenteranno domani e con una novità su tutte: ai nomi già noti, Intesa, San Paolo, Lombarda e Carige, per quanto riguarda gli istituti di credito e Impregilo capofila dei massimi operatori del settore logistico e dei trasporti, si aggiunge Mediobanca. Tutti pronti a finanziare il Terzo Valico.
La formula che hanno studiato, a volerci mettere un po’ di romanticismo, è un po’ come il treno, che sarà pure antico, ma resta il più avanzato strumento di sviluppo. Così, la filosofia sarà quella già sperimentata per la costruzione delle autostrade italiane, ma si avvarrà della «rivoluzione» resa possibile dalla riforma del project financing. I privati investiranno la cifra necessaria a realizzare l’opera, e la recupereranno gestendola per un certo numero di anni attraverso una concessione da parte dello Stato. Poiché però trattasi di infrastruttura complessa e dai lunghi tempi di realizzazione, la stima parla di una decina d’anni, la richiesta al governo è di contribuire, da subito, con una sorta di rata annuale, che potrebbe ammontare a circa 300 milioni di euro l’anno. Vista da qui, dal tavolo che a Milano ha messo nero su bianco i dettagli, il treno veloce Genova-Milano sembra già sul binario di partenza. Tanto più che, realizzandolo i privati, l’ammontare complessivo potrebbe essere addirittura inferiore a quello stimati fino a oggi. Il progetto definitivo infatti parla di 4,7 miliardi di euro. Un miliardo e 199 milioni dei quali però si sarebbero spesi nel caso in cui fosse stata Rfi a realizzare l’opera: 164 alla voce «arbitrato e oneri pregressi», 6 di tasse sugli espropri, 385 per gli imprevisti, 284 per «ingegneria più accordi», 360 di «adeguamento monetario». Tolte queste voci e tolti i 431 milioni di opere di compensazione per l’impatto sul territorio, che comunque spetterebbe al governo finanziare, i privati potrebbero dover sborsare 3,5 miliardi. Se poi si decidesse di costruire non due gallerie, ma una a doppio senso, ci sarebbe un ulteriore risparmio del 25 per cento, fino a 2.650 miliardi. In totale, anche se banche e imprese dovranno stipulare coperture assicurative, rispetto ai 4,7 miliardi di partenza il totale potrebbe ridursi sensibilmente. Tant’è vero che la cifra di partenza, quella stabilita dal progetto preliminare, ammontava a 3349 miliardi, che diventavano 3780 con i 431 delle opere compensatorie. Ipotesi che saranno chiarite a Roma domani, quando la cordata di privati presenterà il piano al governo.
«Al di là delle tecnicalità finanziarie, è fondamentale rendersi conto che siamo al punto di svolta - avverte il senatore Luigi Grillo di Forza Italia, che da mesi tiene il fiato sul collo di chiunque possa metter mano al portafogli -. Il Paese deve recuperare un ritardo storico sul fronte delle infrastrutture, e poiché il governo lamenta una mancanza di risorse, la chiave di volta è affidarsi ai privati. Bene, i privati ci sono, sono qui a dire come intendono finanziare l’opera, con un piano mai sperimentato prima in Italia. È chiaro che lo Stato non potrà esimersi dal fare la sua parte, ed è chiaro che il governo a questo punto non potrà più dire di no». Anche perché, altrimenti, al general contractor, il Cociv, che infatti fa parte della cordata, il governo dovrà rimborsare 500 milioni di euro sull’unghia e a vuoto. Ma poiché tutto è possibile, non resta che aspettare e vedere se il 2007 porterà in dono il treno veloce.