Terzo valico, i «poteri forti» scavalcano Burlando

(...) accusando Burlando di colpevole immobilismo: «Se vivessimo in un Paese normale, nei confronti di un presidente che, pur disponendo delle risorse necessarie in Finanziaria, divaga e non muove un dito per far avviare i lavori di un’opera vitale quale in Terzo Valico, sarebbe già stata presentata e approvata, senza indugi di sorta e al di là delle logiche di schieramento, una mozione di sfiducia». Aggiunge Plinio che «Ha ragione Pierluigi Battista quando scrive sul Corriere della Sera che la Tav, anche per le astruserie dei vari Burlando, sta finendo nel tunnel del ridicolo». Una cosa è certa, va oltre l’esponente di An: «Un presidente di Regione che rinuncia, pur potendolo fare, alla realizzazione di una infrastruttura giudicata vitale da tutte le categorie economiche per lo sviluppo della Liguria e dell’intero Nord-Ovest, meriterebbe, oltre che essere dimissionato all’istante per i danni irreversibili che provoca, anche l’esposizione alla pubblica gogna».
Ieri è stato il senatore di Forza Italia Luigi Grillo ad annunciare imminenti novità. «Il centrosinistra si nasconde dietro al paravento della mancanza di finanziamenti perché, ricattata dai Verdi e dalle frange più estreme, non vuole l’opera. Ebbene noi dimostreremo che sono in malafede». Così, avverte il capogruppo di Forza Italia alla Commissione Infrastrutture del Senato, che se «certi ambienti liguri non capiscono che si tratta di un’opera strategica non solo per la Liguria, ma per l’intero Paese, altre realtà stanno facendo importanti passi avanti». Spiega infatti Grillo che a Milano e a Torino «forze economiche rilevanti», e cioè potenti investitori istituzionali, italiani e stranieri, si stanno muovendo per contribuire al reperimento dei quasi 5 miliardi necessari alla realizzazione dell’alta velocità Genova-Milano: «Sono pronti a fare la loro parte, chiederanno un tavolo tecnico di discussione al Governo».
Una prima risposta ufficiale sull’intricata vicenda sarà il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro a darla, giovedì alla Camera, all’interpellanza del capogruppo Udc in Commissione Lavori Pubblici Vittorio Adolfo. In quella sede, chissà, forse il governo potrà chiarire anche come pensa di dire no al Terzo Valico senza però pagare la penale di 500 milioni prevista in caso di soppressione del treno.