TESORETTO DILAPIDATO

La domanda da un milione di dollari (o di euro) da rivolgere alla ditta Prodi&C. è questa: adesso che tutti i fattori congiunturali favorevoli sono finiti, che cosa avete intenzione di fare per l'economia di questo Paese?
La ripresa economica, avviata alla fine del 2005, si è esaurita e le previsioni di un tasso di crescita intorno al 2% annuo sono state brutalmente smentite giorni fa dall'Istat: salta in questo modo il progetto di sostenere a partire dal 2009 i nuovi oneri per la spesa pubblica dettati nei mesi scorsi dai sindacati; e con questo saltano l'accumulo dell'avanzo primario e la prospettiva di una reale, anche se minima, riduzione del debito pubblico, che invece ha ripreso a salire.
Il «tesoretto», quella pignatta piena di monete sepolta là dove termina l'arcobaleno, nella misura in cui mai è esistito, è stato dilapidato in spesa corrente e benefici vari alla propria parte politica, ma è stato sufficiente per mostrare agli italiani come i partiti del centrosinistra sapessero accapigliarsi per dividersi la torta. L'Europa voleva che servisse a ridurre il debito pubblico, più che altro simbolicamente. Invece la spesa pubblica è aumentata, del 12% nel primo trimestre di quest'anno, e il ministro Tommaso Padoa-Schioppa ha smesso di ammiccare a possibili riduzioni di tasse. Un silenzio minaccioso tanto più che Prodi ha rinviato alla prossima Finanziaria il dialogo (leggi: cedimento) alle richieste della sinistra radicale sul Welfare.
Ieri è arrivata la peggiore delle notizie: le economie di Francia e Germania, che sono i tradizionali volani dell'economia italiana, sono in forte rallentamento. Viene quindi meno la ragione vera e sostanziale della breve «ripresa di Prodi». Se Francia e Germania non tirano, l'Italia si siede, e non sarà certo una seconda improbabile lenzuolata di privatizzazioni a farla rialzare.
Siamo a metà agosto e settembre è vicino, chi investe, chi ha intenzione di ampliare la propria attività, deve sapere se le leggi Treu e Biagi verranno modificate, se l'inquisizione fiscale andrà oltre la denunzia di qualche Vip furbetto, se ci saranno nuove tasse, se le infrastrutture riceveranno una spinta o saranno bloccate da Pecoraro Scanio. Una cosa è certa: a settembre ci sarà un'ondata di rincari delle tariffe che spazzerà via, a danno soprattutto dei più deboli, i tanto reclamizzati aumenti delle pensioni minime. Su questo deve pronunziarsi Prodi.
L'appuntamento autunnale vale però anche per l'opposizione di centrodestra, vissuta finora sulla rendita dei disaccordi tra i partiti e i capi corrente del centrosinistra. Non basta chiedere che Prodi se ne vada.
Il centrodestra deve riproporre la propria candidatura alla guida del Paese non solo con ricette economiche forti ma con un progetto di riforma costituzionale semplice e chiaro per non ritrovarsi a governare con le regole della Prima Repubblica.