Il tesoretto fa litigare il governo Retromarcia su previdenza e Ici

Prodi zittisce le voci sulle pensioni e frena sull’imposta, Rutelli s’infuria Ds, Verdi e Prc contro Padoa-Schioppa

da Roma

«Ho riflettuto moltissimo, non credo che sia un provvedimento da fare oggi». Tramonta così - con un’intervista di Romano Prodi a Radio Anch’io - la promessa di una riduzione (o dell’abolizione) dell’Ici sulla prima casa. Un annuncio che non ha fatto piacere al vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli. «Il tema dell’Ici - ha replicato il presidente della Margherita che nel governo è il più acceso sostenitore di una riduzione dell’imposta - non l’ho sollevato io né il congresso della Margherita, ma lo stesso premier». Una volontà ribadita da Prodi «poco fa» in una colazione di lavoro. Le schermaglie pubbliche al Consiglio dei ministri di ieri sono diventate uno scontro vero e proprio, con Rutelli che ha accusato Prodi di essersi rimangiato la parola data, visto che parlò dell’Ici quando chiese la fiducia alle Camere. Tesi condivisa anche da Rifondazione comunista e dal Pdci, che hanno assicurato sostegno a Rutelli su questa battaglia, dando vita a un’inedita alleanza.
Ma la scelta del premier potrebbe avere a che fare proprio con la nuova offensiva della sinistra radicale su pensioni e sull’uso del cosiddetto tesoretto (cioè le risorse messe a disposizione dal boom delle entrate fiscali). A fare discutere ieri è stata anche l’ipotesi della sostituzione dello scalone (età pensionabile, con 35 anni di contributi, da 57 a 60 anni nel 2008) con uno «scalino» a 58 anni e la revisione dei coefficienti.
Già ieri mattina il presidente del Consiglio ha messo le mani avanti, lasciando capire che la soluzione potrebbe essere meno drastica: «Vogliamo dare una stabilità di lungo periodo al problema». Le ipotesi in campo - ha sottolineato il sottosegretario alla presidenza Enrico Letta - «sono 50» e tutto sarà deciso ai tavoli con le parti sociali.
In realtà lo scontro è soprattutto politico. E consiste nella indisponibilità dei partiti dell’estrema sinistra a prendere in considerazione ipotesi diverse dalla semplice abolizione dello scalone. Impostazione ribadita ieri dal segretario del Prc Franco Giordano che ha accolto la precisazione di Prodi come una vittoria.
Il braccio di ferro è continuato anche al Consiglio dei ministri dove il ministro di Rifondazione (il responsabile della Solidarietà Paolo Ferrero) insieme all’ex Ds Fabio Mussi e al leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio hanno chiesto di invertire le grandezze del tesoretto proposte dal responsabile dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa (7,5 miliardi ai conti e 2,5 per la spesa). Un’esibizione muscolare dell’area a sinistra del Partito democratico che potrebbe ripetersi in futuro.
E un’impostazione opposta rispetto a quella di Confindustria che ieri, con il presidente Luca Cordero di Montezemolo, ha chiesto di puntare sul rigore, come chiede la Commissione europea. La discussione è passata sopra le teste dei sindacati, che hanno posizioni diverse, con la Fiom che è tornata a minacciare la mobilitazione se saranno proposti gli scalini e la Cisl, più disponibile sull’età. In generale i sindacati, compresa l’Ugl, sono irritati dalle indiscrezioni. E temono che gli scontri proseguano fino a quando, a gennaio, entrerà in vigore lo scalone.
Secondo il centrodestra c’è da augurarselo. Tutto sta, secondo l’ex ministro Roberto Maroni, nel garantire gli stessi risparmi dello scalone. Ma è una sfida impossibile, ha avvertito l’azzurro Maurizio Sacconi.