Tesoretto, il governo frena Pd e Prc sui salari

Il ministro Padoa Schioppa affossa ogni ipotesi di intervento a favore degli stipendi. E dei contratti pubblici dice: "Spese non iscritte in bilancio"

Roma - Ci pensa Tommaso Padoa Schioppa ad affossare ogni ipotesi di intervento a sostegno dei salari, attraverso l’utilizzo di ipotetici «tesoretti», già nel decreto legge mille-proroghe. Con una nota, il ministro dell’Economia ricorda il principio costituzionale (articolo 81) che ogni maggiore spesa deve avere adeguata copertura finanziaria. Quanto basta per anticipare il parere negativo del governo agli emendamenti della Sinistra arcobaleno al decreto milleproroghe, destinati a trasferire 6 miliardi a favore dei lavoratori dipendenti.

Secondo il ministro, misure in tal senso non possono essere introdotte prima della contabilizzazione nel Bilancio dello Stato di eventuali extragettiti. Quindi, se la Trimestrale di cassa dovesse far emergere aumenti inattesi di entrate da destinare ai salari, solo con il Bilancio di assestamento sarà possibile applicare un alleggerimento fiscale sui salari.

Con un particolare. Gli emendamenti della Sinistra arcobaleno sono stati presentati al dl milleproroghe, che sarà discusso martedì 19 febbraio dall’aula di Montecitorio. Mentre la Trimestrale di cassa è attesa a fine marzo e il Bilancio di assestamento è previsto per giugno. Insomma, Padoa Schioppa dice «no» a quanti chiedono interventi diretti a sostegno dei salari, a partire da Ferrero, per proseguire con Veltroni e D’Alema.

Lo slancio «rigorista», già anticipato da Padoa Schioppa il 10 gennaio nel vertice di maggioranza, deve aver avuto ulteriore impulso alla luce dell’evoluzione della riunione dell’Eurogruppo a Bruxelles, a cui oggi seguirà un Ecofin. A livello europeo c’è «preoccupazione» della finanza pubblica italiana. Tant’è che la Bce propone di far uscire in maggio l’Italia dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo; ma contemporaneamente suggerisce un «early warning»: il primo passo per una nuova procedura per deficit eccessivo.

Lo stesso ministro, infatti, pur dicendo che non esiste nessun «buco» ricorda (senza quantificarle) che ci sono spese «ancora non iscritte in Bilancio, che è prevedibile si rendano necessarie nel corso dell’anno». A partire dal rinnovo dei contratti pubblici. Secondo il Sole-24 ore, ammontano a 7 miliardi.

Valori che farebbero aumentare il deficit di quest’anno dal 2,2% previsto al 2,6%. Visto l’andamento della produzione industriale, poi, la Confindustria prevede che quest’anno la ricchezza del Paese possa crescere dello 0,7%, contro l’1,5% previsto. Un dimezzamento dell’incremento del pil pesa sui conti pubblici per un altro 0,4%.
Ne consegue che già oggi il deficit raggiunge quota 3% del pil: tetto massimo previsto dai Trattati europei. Da qui la cautela di Padoa Schioppa ad aprire i cordoni della borsa. E l’«early warning» chiesto dalla Banca centrale europea. Anche la Francia è nel mirino di Bruxelles, ma Parigi può contare sulle riforme strutturali introdotte.