Tesoretto, l’ala radicale non molla. Visco avverte: "No a nuove spese"

Sulla destinazione dell’extragettito cresce la tensione. Il verde Cento, sottosegretario all’Economia: l’emergenza è la lotta al precariato

Roma - «Se pensano di coprire nuove spese con le entrate se lo possono scordare». Il viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco, ha avvertito i suoi alleati della sinistra radicale: l’extragettito non sarà utilizzato per aumentare le risorse a disposizione del capitoli welfare, come vorrebbe pure il ministro Damiano.

Certo, in tema di pressione fiscale il padre della Finanziaria monstre dello scorso anno ancora non ha svelato le proprie carte. «Sicuramente le tasse non aumenteranno - ha dichiarato all’Unità - ma quello che è inaccettabile è fare la lotta all’evasione e aumentare la spesa. Se si punta allo sviluppo non si possono sottrarre risorse all’economia reale».

Visco, al momento, sembra avere una priorità: riannodare il rapporto con i ceti imprenditoriali italiani. La questione, comunque, sarà al centro della riunione che mercoledì al Tesoro vedrà impegnati il ministro Padoa-Schioppa, i suoi vice Visco e Pinza e i sottosegretari per delineare il quadro nel quale sarà stesa la prossima Finanziaria.
Attualmente si registrano, oltre alle solite richieste della Cosa rossa, la disponibilità di Confindustria a rinunciare agli sgravi in cambio di una minore imposizione e un ammontare limitato di risorse disponibili per gli investimenti in infrastrutture (22,3 miliardi in 4 anni secondo l’ultimo Dpef, ndr). Secondo Visco «è possibile tagliare 5 punti di Ires a costo zero», ma è chiaro che l’extragettito potrebbe essere risolutivo in questa direzione.

Tutta questa serie di ragionamenti appare destinata a restare una mera disquisizione se si considerano le sortite di alcuni sottosegretari all’Economia di area radicale. «La vera emergenza sociale è la lotta alla precarietà e dovrà essere affrontata nella prossima Finanziaria anche investendo le risorse aggiuntive del gettito fiscale», ha sostenuto il verde Cento. E in questa direzione fa buon gioco la sortita del candidato leader del Pd Veltroni per il quale «i precari sono i veri sfruttati come gli operai di un tempo». Allo stesso modo Alfiero Grandi (Sd) ha bollato come «incomprensibile insistenza» il rinnovato invito del Fondo monetario internazionale a utilizzare il «tesoretto» per ridurre debito e deficit. «Rispetteremo i patti - ha aggiunto Grandi - ma alla fine deciderà l’esecutivo cosa fare».

Dall’altra parte della barricata, come al solito, i moderati della maggioranza. «Vorrei stroncare sul nascere ogni discussione sulla destinazione dell’extragettito», ha sottolineato il ministro degli Affari regionali Linda Lanzillotta (Dl) ribadendo che «sul fisco la linea è già decisa: ridurre la pressione fiscale» e inoltre «a settembre il Parlamento avrà ben altro da fare: accelerare sulla liberalizzazione dei servizi pubblici locali». Sulla stessa lunghezza d’onda Massimo Donadi (Idv). «No a nuova spese, sì a una progressiva riduzione delle tasse», ha osservato aggiungendo che «è venuto il momento per un nuovo patto tra Stato e contribuente.

Dall’opposizione è Benedetto Della Vedova (Fi) a far notare che «quella di Visco è una finta, un grande bluff» perché «si sottostimano le entrate aumentando il carico fiscale e si impiega il maggior gettito per coprire le spese che si volevano tagliare in precedenza». Il Dpef, aggiunge, «prevede oltre 20 miliardi di spese che vanno coperte e quindi non c’è discussione». Tutto questo, conclude Della Vedova, conferma il governo Prodi come «esecutivo del “tassa e spendi”, mentre dal nostro punto di vista la vera emergenza è la riduzione delle aliquote per imprese e famiglie». Analoga la valutazione di Isabella Bertolini (Fi): «Il tesoretto non c’è già più: è stato mangiato da una vorace spesa pubblica».