Un «tesoretto» di regge e caserme

da Roma

L’Italia presenta il suo «tesoro». E dopo quattro anni di studi e ricerche lascia cadere il velo sul grande lavoro di censimento fatto sul patrimonio dello Stato. Un’operazione che ha permesso di calcolare con precisione il numero dei nostri beni demaniali: 30mila, di cui 20mila edifici e 10mila terreni. Cifre apparentemente asettiche che comprendono, in realtà, alcuni tra i monumenti più famosi del Paese come il Colosseo e la Reggia di Caserta, ma anche gioielli nascosti come la rinascimentale Villa Tolomei. Tesori concentrati per l’80% in 8 regioni, Toscana, Lombardia, Lazio, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Campania e Sicilia mentre a livello cittadino in testa c’è Roma con 1.077 immobili, Venezia con 450, Genova con 410 e Milano con 330.
La ricomposizione di questo mosaico è stata decisamente complessa. Per realizzare il censimento sono serviti quattro anni di lavoro, sono state impiegate 1.600 persone, sono stati fatti 150mila rilievi tecnici per un totale di 70mila planimetrie, sono state realizzate e archiviate 700mila immagini e per ogni singolo bene sono state raccolte circa 400 informazioni, per un totale di 95 milioni di metri cubi di edifici censiti e 150 milioni di metri quadri di terreni passati in esame. Sempre secondo le cifre snocciolate dal demanio sono 15mila circa i beni del patrimonio disponibile; 13.000 quelli di uso governativo e 2.000 i beni appartenenti al demanio storico-artistico. Sono infine 2.500 i beni ad alta potenzialità di valorizzazione individuati in 153 comuni di cui il 47% in Nord Italia, il 40% al Centro e il 13% al Sud. E proprio per valorizzare questi ultimi, l’Agenzia del Demanio ha messo in atto un progetto chiamato «Valore Paese», che individua nuove destinazioni urbanistiche per alcuni edifici pubblici: i beni pur rimanendo patrimonio dello Stato, potranno essere dati in affitto fino a 50 anni, sia agli enti locali che ai privati. In questo modo si spera di recuperare l’uso di tali edifici e generare reddito, offrendo opportunità di sviluppo economico e sociale. La prima applicazione pratica potrebbe avvenire con la già citata Villa Tolomei, dimora rinascimentale fiorentina, per la quale è stato pubblicato un bando di gara per l’affidamento dell’affitto della villa per 50 anni a chi offrirà il miglior progetto di riqualificazione e recupero.
L’obiettivo che il censimento si propone è quello di ordinare, ampliare e approfondire la conoscenza dei beni dello Stato, facendo conoscere ai cittadini il «loro» patrimonio. Il tutto anche attraverso la costruzione di una grande banca dati, un fascicolo immobiliare elettronico che sostituisce integralmente quello cartaceo, dove chiunque può acquisire tutte le informazioni su ogni singolo bene dello Stato. Addio dunque ai disegni ad inchiostro di china, alla macchina da scrivere e alla scrittura a mano, con cui venivano prima archiviate tutte le notizie sugli immobili. Inoltre per aumentarne la riconoscibilità e non dimenticarne il valore, su ogni immobile di prestigio verrà apposta una targa con i dati identificativi del bene, i suoi elementi peculiari e le informazioni utili a datarlo storicamente. L’operazione di installazione inizierà a partire da quest’anno fino al 2011.
«Lo Stato può fare di più per la tutela e la valorizzazione del patrimonio» dice Francesco Rutelli. «Ora che si dispone di questo censimento si può voltare pagina rispetto a un’ipotesi un po’ confusa di vendita del patrimonio dello Stato che avrebbe portato solo a una goccia d’acqua nel deserto come introito. Lo Stato, invece, lascia alle prossime generazioni un patrimonio che resta pubblico, che può essere anche affidato a privati, a condizione che dia un reddito anziché essere dismesso». Il ministro dei Beni culturali lancia anche una proposta alle scuole: «Affidiamo ai nostri studenti il compito di preparare le targhe da apporre sugli edifici del patrimonio dello Stato». Il primo passo concreto verso uno sfruttamento più efficiente del patrimonio pubblico verrà, comunque, compiuto nel biennio 2007-2008 quando molti beni del ministero della Difesa passeranno alla gestione dell’Agenzia del Demanio. Si tratta di beni non più utili ai fini militari per un valore complessivo di 4 miliardi di euro. Al di là delle implicazioni economiche dell’operazione, comunque, come puntualizza Elisabetta Spitz, direttore dell’Agenzia del Demanio, «l’obiettivo finale è quello di dare un contributo alla ricostruzione di un più stretto rapporto tra cittadini e beni pubblici, i quali spesso finiscono per essere non valorizzati nel loro contesto architettonico, urbanistico e naturalistico». In una parola, abbandonati a loro stessi.