Tesori nascosti e curiosità In bici è tutta un’altra Milano

Scoperte e sorprese viaggiando ad andamento lento su due ruote: ecco le idee per il weekend

Luca Pavanel

Passi per anni davanti allo stesso palazzo e non ti accorgi di niente, non lo vedi proprio. Ma se prendi bici, borraccia e una guida «giusta», ripassi davanti allo stesso edificio ed è tutta un’altra cosa. Scopri, per esempio, un micio in ferro battuto dentro a una finestrella (corso Monforte 43). Vai avanti, ed ecco delle antiche cariatidi incaricate dai loro scultori di sostenere una balconata (i «Telamoni» di piazza Duse), più in là due cerbiatti in «amore» sostano davanti all’ingresso di un museo (sculture ai giardini pubblici) e ancora, sedie e tavolini in pietra con la dama (via Mascagni). Stop, a questo punto conviene parlarne.
«Sì, questa è la metropoli dei tesori nascosti...». Anna Pavan, ex insegnante di lettere, pianista e direttore del gruppo vocale rinascimentale «Karakorum», di queste cose se ne intende parecchio. Da anni organizza itinerari d’arte per l’associazione «verde» Ciclobby perché le piace il bello, la storia e perché per lei il mezzo a due ruote è una «religione», o quasi. Sorride divertita, davanti a un caffè. Passi davanti a una vetrina e se sei fortunato trovi già esposto il suo libro Milano è bella in bici (appena pubblicato da Meravigli; pagine 160 prezzo: 10 euro). L’ha scritto per passione e ci ha messo dentro la crème di quel che sa. «Ho scelto 25 itinerari sui 100 proposti a chi mi ha seguito in questi anni - spiega l’esploratrice urbana -. Fotografie, didascalie, testi esplicativi. Ho cercato di spiegare con uno stile per tutti, nel modo più leggero, divertente e accattivante possibile». Belli i titoli dei percorsi, fra il sogno, immaginazione e realtà: «Ma siamo sicuri di essere a Milano?» è il primo.
Ci sono le casette di Hansel e Gretel, in via Ottolini, in stile rigorosamente nordico a due passi da viale Tibaldi. La mappa del capitolo invita a visitare i tre timpani all'olandese di via Poerio, ma anche un palazzo «veneziano» in viale Abruzzi. «I bimbi - interviene Anna - a fare del turismo in bici si divertono moltissimo. Provate, sono entusiasti, amanti dei dettagli, chiedono e voglio sapere». A loro sono dedicati ben tre percorsi: «Buon divertimento ai bambini curiosi»: dai giochi al ponte delle Gabelle alle rovine con duemila anni di storia. E ancora, per i cultori delle ore piccole e delle scorribande in bicicletta al chiaro di luna «Sotto un’altra luce», con l’itinerario «Fontane e giochi d’acqua», la frescura è assicurata. Occhio però a rane, tartarughe e cavalli, se avete buona vista chiostri, angoli e cornicioni ne sono pieni.
«Quante avventure capitano esplorando i quartieri - ricorda l’autrice della guida -. Una sera, durante una sosta, abbiamo bussato a una porta e dall’oscurità è uscito un personaggio con una candela in mano, la barba lunghissima, vestiva una tunica». Situazione da brivido. Erano in una chiesa ortodossa dalle parti del Lazzaretto, l’uomo un religioso, alla fine tanto misterioso quanto gentile: «Bun venit! siate i benvenuti». Che emozione, racconta, concludere i «giri» accompagnati da suggestivi canti, «come nel 2001, quando il coro Orlando di Lasso si è spostato con noi ciclisti in tre chiese». E gli incontri con uomini straordinari? Il cappellaio di casa Piatti, il signor Lorenzo è una figura di altri tempi. Una splendida fotografia. «Tu ti avvicini a una cosa con l’obiettivo, la studi e ne scopri il lato migliore», spiega al telefono Guia Biscàro, architetto, ciclista sempre, una degli alleati di Anna Pavan nella preparazione del volume: a lei si deve la bellezza della maggior parte delle immagini pubblicate, rigorosamente in bianco e nero. Una galleria.
«Ho fatto delle scoperte incredibili. Per esempio, Milano è una città piena di mostri e mostriciattoli». Soggetti impareggiabili. «Una delle foto del cuore? - fa eco la fotografa -. C’è il portico di un palazzo del Settecento, molto delicato». Farà presto una mostra con il materiale messo insieme per il libro, la cui prefazione è firmata dallo storico Guido Lopez, che domanda: «È ancora il caso di girare Milano in bicicletta?».
Giudicate voi...