Il tesoro da 5 miliardi su cui Pisapia vuole mettere le mani

Tutte le partecipate del Comune in cui la vittoria della sinistra farebbe scattare lo «spoil-system». Al banchiere Profumo andrebbe una super-poltrona al vertice di tutte le società

La sinistra al sacco di Mila­no. Palazzo Marino come l’iso­la di un tesoro che, escludendo A2A, vale un giro di affari da 5 miliardi di euro e 13mila dipen­denti. Soprattutto se a vincere saranno Giuliano Pisapia e un mondo a digiuno di poltrone da quasi un ventennio. Il vero motivo dell’apparire in questi giorni dei lunghi elenchi di fir­me e pagine di giornale acqui­state per sponsorizzare la can­didatura dell’avvocato ultraros­so. «Si stanno rivedendo com­pagni che non si vedevano da un secolo», si lascia scappare un dirigente di partito.All’ame­ricana lo chiamano spoil-sy­stem , ma sarà il solito assalto al­la diligenza. Ricca di un’Expo miliardaria vinta dalla Moratti (son 14, in euro), sei società con­trollate al 100 per cento, altre partecipate come Sea, A2A e Serravalle che portano il totale delle società a 17. E che dal 2006 a oggi hanno prodotto 885 milioni di euro in dividendi e ri­sorse. Saranno oltre 200 poltro­ne di prestigio da assegnare, per non parlare di quotazioni in Borsa, privatizzazioni, di­smissioni di patrimonio immo­biliare. Poi 12 aziende, 6 consor­zi, 2 enti, 2 istituti e 40 fondazio­ni, tra cui Caroplo. E le consu­lenze, oggi a quota 350, che tan­to gola fanno a quella «borghe­sia illuminata» sempre pronta a correre in soccorso del vinci­tore. Mai gratis. La maggior novità, dovesse spuntarla Pisapia, sarà la super poltrona per l’ex ad di Unicre­dit Alessandro Profumo, mes­so a c­apo di una holding che rag­grupperebbe tutte le partecipa­te. Tra i sei presidenti delle «controllate», il più tranquillo è Giuseppe Bonomi. Di area le­ghista, guida la Sea, società che gestisce gli aeroporti e le sue do­ti di manager non dispiacciono nemmeno a sinistra. Pronto al­la quotazione in Borsa che farà scendere il Comune dall’84,6 per cento al 51, scadrebbe nel 2013. Stessa scadenza per Elio Catania, a capo di Atm. Screzi con la Lega e gli ex An e l’appog­gio dei suoi collaboratori alla campagna elettorale della Mo­­ratti, ne potrebbero fare il pri­mo obiettivo di Pisapia. Anche perché da mantenere c’è la pro­messa di mezzi pubblici gratis per gli over 65, una mazzata da 27 milioni di euro l’anno per i bilanci dell’azienda che si trove­rebbe costretta ad aumentare quel biglietto che la Moratti vuol congelare a un euro. In sca­denza a metà 2012 i vertici di A2A, con Milano che avrà la pre­sidenza del consiglio di sorve­glianza oggi del «bresciano» Graziano Tarantini e dovrà ce­dere a Brescia quella di Giulia­no Zuccoli, al vertice del consi­glio di gestione. Qui si giocano anche le partite di Edison e Am­sa, in attesa di un presidente do­po il benservito della Moratti al presidente Sergio Galimberti. Vincesse la Moratti, in corsa ci sono gli ex assessori Maurizio Cadeo e Bruno Simini. Rinno­vato l’anno scorso l’organi­gramma di Sogemi (l’ortomer­cato) affidato dalla Moratti al manager ex McKinsey e Inter, Luigi Predeval. Da Sogemi a Mi­lano ristorazione, sfiorata da una «parentopoli» e dalla liqui­dazione di lusso al direttore ge­nerale Mauro Bianchi, è passa­to Roberto Predolin, vicino a Ignazio La Russa. Il professore della Bocconi di area ciellina Lanfranco Senn, invece, guida Metropolitana milanese, men­t­re scade l’anno prossimo il pre­sidente di MilanoSport Mirko Paletti. Vincesse la Moratti, la Lega chiederà di smantellare il «carrozzone» travolto dai debi­ti. Ci sono poi Simonpaolo Buongiardino a Milano immo­bili e reti, Fabio Minoli nel con­si­glio dell’Azienda farmacie mi­lanesi. Gode di buona fama Giu­seppe Sala, il manager che la Moratti ha voluto alla guida di Expo. Nominato a luglio 2010, scadrà nel 2013. Per lui non ci dovrebbero essere sorprese. Il dubbio, semmai, è se la Moratti sarà ancora commissario stra­ordinario per il governo. Rivoluzione in vista a Palaz­zo Marino con 170 direttori da passare al setaccio. A comincia­re dal city manager Antonio Acerbo, grande artefice tra l’al­tro della rinascita della Scala nell’era Albertini.A Pisapia pia­ce il torinese Cesare Vaciago, ex Chiamparino. Da sostituire anche il segretario generale Giuseppe Mele che dipende dal ministero dell’Interno e da­to in partenza per la Provincia di Monza.