Il Tesoro avvisa: per ridurre l’Ici taglieremo i fondi agli enti locali

da Roma

Leggende metropolitane dal «Palazzo della Manovra» e dintorni. Ambiente rarefatto, nel quale si perdono i contorni del rispetto dei saldi di bilancio, della ricerca di consenso e del braccio di ferro interno alla maggioranza.
Sembra così che l’offensiva lanciata da Rutelli e Veltroni per ottenere una riduzione fiscale già nella prossima legge finanziaria sia frutto di contatti informali fra il vicepresidente del Consiglio (o i suoi uomini), il sindaco di Roma (o i suoi uomini) ed esperti del ministero dell’Economia. Contatti che, ovviamente, vengono smentiti a livello ufficiale. Anche perché avvenuti sul piano personale.
In questi contatti, i tecnici del ministero avrebbero fatto balenare l’ipotesi che gli spazi per una riduzione iniziale dell’Ici sulla prima casa potrebbero esserci. Dopo questa conferma tecnica, Veltroni e Rutelli hanno iniziato a spingere sull’acceleratore della riduzione fiscale. Ma devono fare i conti con Tommaso Padoa-Schioppa e la Commissione europea. Il primo, vorrebbe prima utilizzare l’intero maggior gettito (confermato l’incremento del 22% dell’autotassazione) a riduzione del deficit; e finanziare le maggiori spese solo con altrettanti risparmi. Bruxelles, invece, resta ferma al rispetto del Patto di Stabilità che prevede che ogni euro di maggior gettito vada a riduzione del deficit. E secondo i dati delle Finanze il maggior gettito finora registrato è pari a 4 miliardi, rispetto al tetto indicato con il Dpef, e di 7 miliardi secondo la stima dell’ultima Trimestrale di cassa. Tant’è che il fabbisogno di cassa è diminuito in agosto di 11 miliardi di euro.
La condizione posta dagli uomini dell’Economia per una riduzione dell’Ici, però, è netta: contenere l’ammontare delle spese non obbligatorie e impegnate, indicate con il Dpef. Nella famosa tabella sulle spese del 2008 non ancora coperte da provvedimenti specifici del Documento venivano indicate spese complessive per 21 miliardi. Di queste, 11 miliardi erano considerate obbligatorie (Anas, Poste, Fs, contratti pubblici). Mentre 10 miliardi venivano indicati come «ipotesi di nuove iniziative». Più vengono ridotte queste «nuove iniziative», più esistono margini d’azione per una riduzione dell’Ici, si sono sentiti dire Veltroni e Rutelli.
Al ministero dell’Economia è diffusa la consapevolezza che entro il 10 settembre prossimo difficilmente i ministeri di spesa indicheranno risparmi complessivi per coprire i 21 miliardi di euro indicati nella tabella del Dpef. Così, gli uomini di Padoa-Schioppa - anche considerando il maggior gettito tendenziale previsto per il 2008 che dovrebbe aumentare di una decina di miliardi - contano di varare per il prossimo anno interventi destinati a recuperare fra i 10 e i 15 miliardi di euro.
Di questi, quasi 2 miliardi servirebbero per gli sgravi Ici. Padoa-Schioppa, per il momento, è scettico sull’operazione. E con lui, anche Vincenzo Visco. Ma il pressing che viene da Rutelli e Veltroni (per non parlare degli altri partiti della maggioranza: Ds in prima fila) per un segnale di riduzione fiscale è molto forte.
Ai loro interlocutori politici, gli uomini dell’Economia avrebbero fatto chiaramente intendere, però, che per concedere queste agevolazioni fiscali sulla casa e finanziare per non oltre 2-3 miliardi le spese sociali chieste dalla sinistra estrema, diventa necessario ridurre i trasferimenti agli enti locali e introdurre un blocco del turn over nella pubblica amministrazione. Due misure che, prima di trovare spazio nella legge finanziaria, devono essere verificate a livello collegiale. Contro il blocco del turn over, infatti, è prevedibile l’ostilità del sindacato; mentre contro la riduzione del trasferimenti pubblici è facile attendere la rivolta dei sindaci e degli amministratori locali.
Per non parlare della prevedibile reazione negativa che potrebbe venire dalla sinistra estrema, che si vedrebbe ridotta da 10 a forse 3 miliardi le maggiori spese sociali. Ma, forse, è proprio quel che vogliono Veltroni e Rutelli.