Tesoro, la corsa al Ctz fa calare i tassi

Il Tesoro supera a pieni voti l’esame zero coupon. Tutti collocati, e senza sforzo, i Ctz per 4,5 miliardi di euro dell’asta di ieri. Un successo doppio: sia sotto il profilo della domanda, superiore ai 7,7 miliardi, grazie alle richieste arrivate dagli investitori nazionali e da quelli esteri; sia dal punto di vista dei rendimenti, scesi al 3,763% con un calo di oltre un punto percentuale. Collocati inoltre Btp con scadenza settembre 2014 per 500 milioni, a un rendimento del 3,20%.
Pur con il nodo della ristrutturazione del debito greco ancora da sciogliere (ieri sera sono ripresi i negoziati tra il governo Papademos e le banche) e nonostante gli interrogativi sulle misure pro crescita da prendere a livello europeo, l’esito dell’ultima emissione sembra confermare che il mercato ha “fame“ di carta italiana. Gli operatori confermano il fenomeno: basta osservare - dicono - la compressione che sta subendo lo spread tra i titoli italiani e quelli spagnoli. All’acme della crisi del debito tricolore, il differenziale tra i Btp e i Bonos era schizzato a 170 punti, mentre ora si è ridotto a circa 80 centesimi. Ed è proprio grazie alla maggiore fiducia sui bond italiani che anche ieri la forbice di rendimento con il Bund tedesco si è accorciata fino a chiudere quota 418. Nelle sale operative prevale però ancora la prudenza: nessuno si azzarda a parlare di una normalizzazione del mercato. Molti, invece, ricordano come un anno fa i tassi fossero ancora sotto il 3%. L’ottimo risultato dei Ctz è comunque un buon viatico in vista del collocamento di oggi dei Bot (sui semestrali gli operatori prevedono un rendimento di poco sopra al 2%) e di quello delle scadenze a medio-lungo termine di lunedì prossimo.
Un aspetto che non è sfuggito alle Borse, tutte positive. A cominciare da Piazza Affari (+1,78%), che ha sfruttato i rialzi dei titoli bancari, il settore di maggior peso all’interno del listino. A sostenere gli indici hanno contribuito inoltre tanto la decisione della Federal Reserve di mantenere almeno fino alla fine del 2014 i tassi inchiodati a zero, sia l’ottimismo che circonda le trattative tra Grecia e l’Iif, l’istituto guidato da Charles Dallara che rappresenta i creditori privati. Un eventuale accordo fra le parti sul taglio del debito dovrebbe, secondo Dallara, essere in linea con l’accordo del 26 ottobre e non dovrebbe andare oltre il 50%. Resta però da vedere se davvero questa percentuale è compatibile con la sostenibilità del debito ellenico. Su questo punto cruciale la Grecia ha due alleati importanti, il Fondo Monetario Internazionale e la Germania, che insistono su un tasso al di sotto del 3%, soglia oltre la quale i conti di Atene tornerebbero sotto lo schiaffo di un default entro il 2020. Un altro aspetto ancora da chiarire riguarda in che modo la Bce gestirà i 40 miliardi di sirtaki-bond in scadenza. Fonti dell’Eurotower spiegano che l’istituto non intende accollarsi volontariamente una perdita sul rimborso dei titoli greci, ma sta discutendo la possibilità di dover accettare una perdita forzata e sta prendendo in considerazione le opzioni legali con cui evitare una simile eventualità.
A quanto sembra, l’obiettivo delle trattative fra la Grecia e i creditori privati è di chiudere la partita entro lunedì 30 gennaio, giorno del prossimo vertice europeo (la Borsa di Atene ha infatti sfiorato ieri un +4%). Il summit sarà preceduto da un incontro a tre fra la Cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Nicolas Sarkozy e il premier italiano Mario Monti, mentre non è prevista una riunione dei leader dell’euro zona né prima nè dopo la riunione straordinaria dei capi di Stato e di governo dell’Ue.