Il Tesoro: «Troppo cari i servizi bancari» Le banche: «Siamo nella media europea»

Paolo Stefanato

da Milano

Il ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, accusa le banche italiane di essere care. Maurizio Sella, presidente dell’Abi (l’associazione che riunisce gli istituti di credito) ribatte che i costi del nostro sistema sono in media con quelli degli altri Stati europei. La polemica esplode all’assemblea della Confcommercio. Dice Siniscalco: per i costi dei servizi bancari «L'Italia è a circa 200 euro, mentre la Francia è a 100 e il Regno Unito a 56». Il ministro mette le mani avanti: «Maurizio (Sella, presidente dell'Abi, ndr) mi dirà che da noi ci sono i costi delle bollette. Ma quattro volte tanto è troppo».
Nel suo intervento il ministro ha sottolineato anche la crescita dei prezzi di altri servizi: «Ho preso una media fatta tra servizi professionali, assicurativi, finanziari. In Italia dal 2001 al 2004, secondo i nostro conti, aumentano dell'8% e qualcosa, contro il 5% della Francia e il 4% della Germania»: quindi, ha sottolineato Siniscalco, c'è un problema di competitività.
Il presidente delle banche ha risposto al ministro dall’assemblea dell’Assonime: «I costi dei conti correnti in Italia sono nella media dell'Ue e siamo in competizione con gli altri». Ha aggiunto Sella: «Non so a quali dati si riferisse Siniscalco. A noi risulta una ricerca di Oliver Whiman che parla di 65 euro per l'Italia, di 68 per la Germania e di 94 per la Francia. Non so a quali dati si riferisse lui».
In realtà l’elaborazione dei dati è sempre frutto di interpretazioni: e spesso, secondo il tipo di rilevazione, è possibile dare conferma alle tesi più ardite. Possono essere citati altri due rapporti, uno dell’Ocse (annunciato tre settimane fa ma non ancora diffuso) e uno di Capgemini.
Secondo uno studio dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, anticipato durante un convegno a Siena ma non ancora disponibile, i costi dei servizi bancari in Italia «sono i più elevati fra quelli dei principali Paesi Ocse». In Italia, secondo i calcoli dell’Ocse, costano in media 250 euro mentre il costo «dovrebbe essere - è stato detto al convegno - circa la metà». Gli indici più bassi sono stati rilevati nei Paesi che hanno la più elevata presenza di investitori esteri nel settore bancario (Olanda, Belgio, Gran Bretagna) con conseguente controllo operativo degli istituti bancari. In Italia, come ha osservato Flavio Padrini, economista dell'Ocse, la presenza di investitori esteri nelle banche è in effetti in linea con la media dei principali Paesi Ocse, ma «forse non lo è il loro influsso a livello operativo».
Che i conti correnti delle banche italiane siano tra i più cari in Europa e nel mondo lo ha indicato di recente anche uno studio di Capgemini, gruppo internazionale della consulenza: secondo tale rilevazione, che utilizza parametri diversi per un calcolo ponderato, il costo registrato in Italia nel 2005 per i costi bancari di base è di 252 euro, contro una media internazionale calcolata in 108 euro. L'indagine, svolta in collaborazione con Efma e Ing, prende il nome di World Retail Banking Report 2005 e ha preso in esame i costi dei conti correnti in 19 Paesi nel mondo, presso 130 istituti di credito.
Sono leggermente distanziate dall’Italia, la Germania (223 euro), Svizzera (159), Norvegia (131). La classifica (si veda in dettaglio la tabella a fianco) si chiude con l’Olanda, il Paese meno caro di quelli presi in considerazione, con 34 euro a cliente. Da osservare che la Cina, pur essendo un Paese «low cost», presenta spese per 54 euro all’anno, mentre tra i Paesi meno cari ci sono anche il Belgio (63 euro) e Regno Unito (64). Proprio l’Olanda, insieme alla Spagna, secondo il rapporto è il Paese in cui i prezzi dei servizi sono saliti di più: dall'anno scorso, il 10%. In Italia i rincari sono stati del 2%. «I sistemi europei stanno iniziando a convergere», ha spiegato Livio Palomba, vicepresidente responsabile Financial services di CapGemini. «Le banche spagnole offrivano fino a qualche tempo fa molti servizi gratis, ma le cose stanno cambiando».