Tessa de Loo, due gemelle divise dalla violenza nazista

Raccontare la grande storia dal punto di vista di due donne comuni può essere una buona idea, anche se comporta qualche rischio. Lo si può constatare in Sorelle gemelle dell’olandese Tessa de Loo (Giunti, pagg. 416, euro 11,50), un romanzo molto interessante diffuso in 20 Paesi, tradotto in versione cinematografica (Twin Sisters, nomination all’Oscar 2004 per il miglior film straniero) e scelto dal Sunday Times fra i 100 libri più belli dell’anno. La buona idea consiste nel ripercorrere la guerra vissuta giorno per giorno nel quotidiano e il rischio è quello di avallare il «non sapevamo» della gente comune, sempre pronta a invocare la pace non appena le cose si mettono male.
La storia comincia a Colonia, dove Anna e Lotte, gemelle orfane all’età di sei anni, vengono separate: Anna resterà in Germania, affidata a uno zio contadino; Lotte sarà adottata da parenti olandesi. Da quel momento avranno vite completamente diverse, durissima quella di Anna, tolta dalla scuola, costretta dallo zio a lavorare e servire come un mulo da soma, serena quella di Lotte ad Amsterdam, presso parenti colti e liberali. Gli inesistenti rapporti fra le due famiglie, lontane socialmente e politicamente, l’avvento di Hitler al potere, la guerra, il difficile dopoguerra, terranno le sorelle separate per anni finché, ormai anziane, si ritroveranno per caso alle terme di Spa dove si riconosceranno a stento.
Anna ha creduto nel nazismo, ha amato e sposato un SS austriaco poi morto in guerra, è stata una pietosa infermiera negli ospedali militari tedeschi. Lotte invece ha subito l’invasione nazista, ha assistito alle persecuzioni razziali, ha contribuito a nascondere ebrei con il rischio di essere sterminata con tutta la famiglia. Perciò è polemica e fredda con Anna, non accetta le sue giustificazioni considerandole frutto di vittimismo e alle sofferenze patite dal popolo tedesco e dalla sorella contrappone quelle subite dagli olandesi e da lei. Tessa de Loo ripercorre in contrappunto il passato delle due donne. Ne risulta una ricostruzione a volte troppo minuziosa di personaggi secondari e di vicende non sempre indispensabili che ricordano certi sceneggiati.
Anna non vuole arrendersi allo scetticismo di Lotte nei suoi confronti, vuole essere creduta, recuperarne l’affetto dopo tanti anni di silenzio. Per il coraggio e la generosità dimostrati per tutta la vita, sia pure dalla parte sbagliata, Anna sembra la più generosa mentre Lotte, nella sua rigorosa inflessibilità, risulta più chiusa e quando cederà alla comprensione sarà troppo tardi. A tanti anni di distanza da quell’inferno la scrittrice, con questo romanzo, ha cercato di mettere una pietra sopra il passato e di dimostrare, con un certo buonismo oggi molto di moda, che al di sopra delle ideologie, della politica, della grande storia c’è la piccola storia dell’individuo che a volte, nonostante tutto, può essere figlio amoroso, marito fedele, padre esemplare.