Tessere omaggio alla curva: spunta l’ombra delle cosche

La scoperta nel covo di uno dei gruppi più temuti

nostro inviato a Catania

Che cosa ci facevano tutte quelle tessere-omaggio (numerazione 00) di curva e tribuna nel covo di uno dei più temuti gruppi ultras? È normale che il club di Fanteria-San Birillo Nuovo, frequentato anche da alcuni ultrà che secondo la polizia avrebbero addentellati nella famiglia mafiosa dei Piacenti, detti Ceusi (zona Picarello) avesse a disposizione uno stock di abbonamenti gratuiti? Quanti sono davvero i tagliandi regalati dalla società siciliana che poi vengono rivenduti dai club? C'è un elenco nominativo?
E c'è un qualche legame tra l'escalation di attacchi alle forze di polizia (da tre anni a questa parte, da quando cioè Pulvirenti è presidente) con l'inchiesta - poi archiviata - per riciclaggio di denaro sporco sul clan mafioso interessato alla società rossoazzurra quand'era guidata dall'ex presidente Gaucci? Domande su domande, a cui Squadra mobile e Digos stanno provando a dare risposte partendo da un dato certo: dal 2004, senza motivo apparente, gli ultrà del Catania hanno iniziato a infischiarsene della partite per dedicarsi ai tafferugli con lo scopo dichiarato di rendere impossibile la vita alla dirigenza. Come? Sfruttando l'escamotage legislativo della «responsabilità oggettiva» che punisce le società di calcio: ogni scontro, ogni danneggiamento, ogni fumogeno in campo, ogni problema creato ad arte dagli ultrà etnei, per la società è un tot da pagare. Se non ti pieghi, ti spezzi. Classica estorsione. Gli abbonamenti gratuiti evidentemente non bastano più. Gli ultras esigono altro: biglietti per treni e aerei oltre a ingressi liberi finanche per i match in trasferta. Impunità assoluta nelle curve e stando ad alcune intercettazioni, il controllo di un eventuale merchandising in città e provincia. L'ipotesi investigativa più inquietante concerne l'intenzione di più famiglie mafiose di impossessarsi direttamente del club risanato che produce entusiasmo, potere, ricchezza.
Quanto ai ricatti, e al numero esatto dei biglietti omaggio, il presidente Antonino Pulvirenti dice tanto e dice poco: i suoi interventi delle ultime 36 ore vengono letti e riletti in queste ore dagli inquirenti che non escludono, qualora dovessero emergere novità, di ascoltarlo in qualità di testimone. Secondo la Digos il motivo di tanto accanimento è proprio nel rapporto, non più idilliaco, società-ultras. Lunedì scorso sulle pagine del Giornale Pulvirenti aveva rivelato d'aver subito l'ennesimo ricatto rifiutando i biglietti messi a disposizione dalla Fiorentina: «È successo che abbiamo subito dei ricatti e per indurci a capitolare hanno cominciato a provocare incidenti». Risultato: duecentomila euro di multa, e (non) passa la paura.
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it